Circa poi il contenuto specifico della riforma stessa, intorno al quale gli accenni delle nostre fonti sono davvero insufficienti, noi abbiamo seguìto l’ipotesi che fu per primo avanzata da un umanista italiano, Ottavio Pacato (il Pantagato) parecchi secoli or sono, e ch’è ancor oggi la più sensata e la più diffusa. Cfr. G. Bloch, La République romaine, Paris, 1913, pp. 132 sgg.
[34]. Polyb., 1, 88, 8, 12; 3, 10, 3.
[35]. Polyb., 2, 8.
[36]. Liv., 21, 63.
[37]. Questo processo sarà compiuto alla metà del II secolo a. C., come risulta da Polyb., 6, 17.
[38]. Cfr. Cic. Phil., 3, 5, 13; Strab., 5, 1, 12.
CAPITOLO OTTAVO LA SECONDA GUERRA PUNICA
(218-201)
46. Cartagine in Spagna. — Di quanto avvenne a Cartagine dopo il 241, poco sappiamo. Certo è che la repubblica fu governata da una consorteria di ricche famiglie, di cui Amilcare, il grande guerriero e statista illustratosi nella guerra con Roma, e la famiglia dei Barca, a cui apparteneva, furono la colonna; che Cartagine, invece di tentare la riconquista delle isole perdute, cercò compensi in Spagna. Poco dopo il 238, Amilcare Barca è in Spagna con un forte esercito, intento a conquistare la vasta penisola; e non, come si argomentò poi da quel che successe, per fare della Spagna il ponte da cui assaltare l’Italia. Perdute la Sicilia e la Sardegna, Cartagine doveva ridursi sulla difesa, lo svantaggio dell’attaccare l’Italia essendo dalla sua parte. Nè altri che un uomo di mente malata avrebbe allora potuto vagheggiare di assalire Roma dalla Spagna, anticipando l’evento per cui tra qualche anno l’impresa potrà apparire possibile. Cartagine va dunque in Spagna, perchè si è rassegnata a lasciar la Sicilia e la Sardegna a Roma.
A sua volta, Roma non dovette sulle prime esser malcontenta che Cartagine impegnasse le sue forze nella conquista della Spagna, invece di pensare a riconquistare le isole. Non è dunque meraviglia che Amilcare abbia potuto per nove anni allargare il dominio cartaginese nella penisola iberica. Caduto nel nono anno Amilcare in battaglia, Cartagine affidò l’impresa al suo genero, Asdrubale. Asdrubale la continuò, più trattando che combattendo, ma sempre con fortuna; sinchè, alla fine, Roma incominciò ad inquietarsi. La Spagna era ricca di miniere e abitata da gente bellicosa: se Cartagine se ne impadronisse, non troverebbe nel tempo stesso i soldati e i mezzi per assoldarli? Conquistando la Spagna, Cartagine non si avvicinava troppo ai Galli, con i quali Roma era sempre in guerra? Roma cercò allora di amicarsi le città maggiori, ancora non soggette a Cartagine; con Sagunto conchiuse addirittura un’alleanza; e nel 226, non sappiamo se poco prima o poco dopo, ottenne che Asdrubale si obbligasse per trattato a non varcare con l’esercito l’Ebro[39]. Questo limite imposto in Spagna, doveva offendere e irritare la grande potenza africana; ma Cartagine aveva ancora tanto da fare al di qua dell’Ebro, che Asdrubale potè firmare il trattato senza che le relazioni tra le due grandi potenze fossero turbate. Par che Cartagine si accontentasse di non ratificare il trattato firmato da Asdrubale, pur senza rinnegarlo; in modo da poter sconfessarlo quando volesse, pur rispettandolo finchè le fosse conveniente. Quand’ecco, nel 221, Asdrubale muore; gli eserciti di Spagna acclamano a capo il figlio di Amilcare, Annibale, che aveva allora 26 anni; il senato cartaginese ratifica la nomina dei soldati; e Annibale subito attacca Sagunto, la città alleata di Roma; la assedia e la prende nel 219, non badando alle intimazioni e alle minacce di Roma. Roma allora manda a Cartagine un’ambasceria, minacciando la guerra se Annibale non le è consegnato; e in pochi mesi la guerra tra le due grandi potenze mediterranee di nuovo divampa.