Frattanto la primavera del 103 era giunta; ma con essa non erano giunti nè i Cimbri nè i Teutoni. Le legioni romane rimasero indisturbate in Gallia. Questa quiete deluse molto i soldati e l’Italia; si cominciò a mormorare di Mario e del suo modo di combattere; a domandarsi quanto durerebbe la guerra, combattuta a quel modo. Ma Mario non se ne diede per inteso e non fece un passo per andare in cerca del nemico: fece invece, perchè i soldati non si snervassero nell’ozio, scavare la fossa Mariana, di cui il villaggio di Foz conserva ancora il nome, per fare navigabile l’ultimo tratto del Rodano, spesso ingombro di sabbie. Egli otteneva così tre scopi: occupava i soldati; si assicurava una buona via di vettovagliamento; faceva cosa gradita ai suoi grandi amici di Roma, i cavalieri, ed alla sua preziosa alleata, Marsiglia, migliorando la navigazione del Rodano e aprendo una via sicura al commercio con la Gallia. Senonchè un generale ha l’ufficio di combattere e non di scavare dei canali. L’inerzia di Mario sembrava a Roma protrarsi troppo. Che cosa si farebbe per il 102? Mario desiderava di esser rieletto console, per cogliere il frutto delle lunghe fatiche; il partito popolare era pronto a sostenerlo; ma questa volta il pubblico esitava. Mario dovè muoversi e venire a Roma a sollecitare i suffragi. La sua presenza bastò. Primo caso nella storia di Roma, egli fu eletto console per la quarta volta.

I comizi avevano del resto agito seriamente. Ritardando, la bufera scoppierebbe più violenta. Nel 102 i Cimbri tornarono dalla Spagna, i Teutoni dalla Gallia; e sul Rodano si congiunsero insieme Cimbri, Tigurini, Teutoni, Ambroni, per invadere l’Italia. Avevano distrutto nella Narbonese un esercito romano; avevano saccheggiata la Spagna e la Gallia senza che Roma osasse correre in aiuto della sua provincia e dei suoi alleati: come non avrebbero presunto di poter anche invadere e saccheggiare l’Italia, per tornar poi, onusti di preda, nei loro paesi? Deliberarono infatti di valicare le Alpi in tre colonne. I Teutoni e gli Ambroni passerebbero per la Provincia e le Alpi occidentali; i Cimbri, per le Alpi centrali; i Tigurini, per le Alpi orientali. Così, nella seconda metà del 102, un’orda di Teutoni e di Ambroni mosse attraverso la Narbonese verso l’esercito romano, che da più di due anni li aspettava esercitandosi in silenzio. La battaglia si combattè non lungi da Aquae Sextiae (Aix); e il genio del generale romano, la disciplina dell’esercito vinsero l’audacia e la violenza dei barbari. In due fatti d’arme successivi, gli Ambroni e i Teutoni, abilmente provocati ed assaliti, furono distrutti. Centomila morti — se il numero non è esagerato — dettero a l luogo il nome ferale di Campi Putridi[82].

La grande vittoria di Aix riempì di giubilo Roma; Mario fu eletto console la quinta volta; questa volta senza opposizioni ed esitazioni, ed incaricato di respingere dopo i Teutoni, i Cimbri, che a grandi marce, e forse più numerosi dei Teutoni, invadevano l’Italia settentrionale. Il nuovo pericolo infatti non era minore di quello che il genio di Mario aveva allora allora sventato. Il console Q. Lutazio Catulo, mandato a difendere i passi delle Alpi centrali, non aveva resistito all’urto, e, respinto fino all’Adige, era stato costretto a ripiegare sulla riva destra del Po, abbandonando ai Cimbri tutta la Transpadana. L’Italia era minacciata da una invasione più terribile di quella di Annibale: Mario, Mario solo poteva salvarla! Difatti la fortuna tornò a sorridere, e per l’ultima volta, a colui che da sette anni era il suo favorito. I Cimbri, anzichè proseguire nell’invasione, indugiavano a saccheggiare la pianura padana. Mario ebbe il tempo di richiamare le sue provette legioni dalla Provenza e di ricongiungersi con Catulo, per esser pronto ad assalirli quando quei barbari si disponevano a valicare il Po, non lungi dalla sua confluenza con la Sesia. Nella pianura dei Campi Raudii, i Cimbri subirono in una grande battaglia la sorte dei loro compagni di oltr’Alpe. Si disse che i morti e i feriti fossero più di 120.000, 60.000 i prigionieri (30 luglio 101)[83].

Note al Capitolo Tredicesimo.

[74]. App., B. C., I, 27. La data della legge è indicata dalle parole: πεντεχαιδέχα μάλιστα ἔτεσιν ἀπὸ τῇς Γράκχον (intendi Tiberio) νομοθεσίας.

[75]. Sulla guerra così detta giugurtina, C. Sallustio Crispo, un democratico del tempo di Cesare (86-31 a. C.), scrisse un’apposita monografia, De Bello iugurtino; che è un bel libro, ma assai tendenzioso.

[76]. Sall., B. J., 86, 2; Plut., Mar., 2, 3, 1; Gell., N. A., 16, 10, 14.

[77]. Strab., 4, 1, 13; Justin., 37, 3, 9.

[78]. Cfr. J. Marquardt, De l’organisation militaire chez les Romains (trad. fr.), Paris, 1891, pp. 147 sgg.

[79]. Le iscrizioni dànno Μιθραδάτης.