Claudio dunque aveva ceduto Messalina a Silio; cioè aveva fatto divorzio da lei. Ma per quale ragione? Noi non possiamo rispondere che con congetture. Ma tra le congetture, sembra tra tutte la più verosimile quella fatta da uno scrittore italiano, Umberto Silvagni, specialmente se vi si aggiunga qualche ritocco necessario[70]. Il Silvagni ha osservato che Silio, il nuovo marito di Messalina, apparteneva ad una famiglia dell’aristocrazia, famosa per la fedeltà al partito di Germanico. Il padre di Silio non era stato soltanto uno dei più cari amici di Germanico, ma era stato, per gli intrighi di Seiano, accusato di alto tradimento e si era ucciso. La madre, Sosia Galla, era una devota amica di Agrippina, la sposa di Germanico; e per questa amicizia era stata bandita. Partendo da queste considerazioni, il Silvagni è giunto a supporre che il matrimonio di Messalina e di Silio coprisse anch’esso una congiura per rovesciare Claudio e per mettere al suo posto Silio, che era un personaggio importante e console designato per l’anno seguente. Si potrebbero allora ricostruire gli avvenimenti, a un dipresso, così. Messalina temeva che il governo di Claudio cadrebbe, un giorno o l’altro, per qualche congiura o rivolta. Essendo molto più odiata di Claudio, Messalina sapeva che quella congiura o rivolta che riuscisse, subito dopo Claudio, avrebbe tolto di mezzo lei. Non c’era per lei che un modo di sfuggire a questo pericolo: toglier essa di mezzo Claudio e sostituirgli un nuovo imperatore. Ma nella famiglia di Augusto non c’era più che un maschio, il figlio suo e di Claudio, Britannico, che era allora un bambino di 7 anni. Bisognava dunque cercarlo altrove; e poichè i soldati erano affezionati alla memoria di Druso e di Germanico, il miglior consiglio era sceglierlo in una famiglia, famosa per la sua fedeltà a questo ramo dei Claudii. Sposando Silio, e facendolo imperatore, essa potrebbe salvarsi, abbandonando Claudio, dalla rovina, che restandogli accanto, li avrebbe inghiottiti tutti e due.

Tale supposizione è la sola che appaghi almeno in parte lo storico, che vuole spiegare in modo comprensibile questo stravagante episodio della storia di Roma. E questa supposizione ammessa, non si può dubitare che di tutte le congiure tentate contro Claudio questa fu la più pericolosa. Essa era tramata nella casa stessa dell’imperatore, da una donna intelligente, audace, che dominava il debole Claudio; che era temuta anche dai più potenti liberti dell’imperatore; che aveva amici, clienti e beneficati in tutte le cariche dello Stato. Non è quindi meraviglia che Messalina riuscisse a intendersi con molti alti magistrati e personaggi influenti, e a predisporre lungamente e abilmente le cose senza che Claudio venisse in sospetto e senza che nessuno dei suoi fidi liberti osasse metterlo sull’avviso. Tra il debole e screditato imperatore, la intraprendente e influentissima imperatrice, nessuno poteva predire chi sarebbe il vincitore. Senonchè c’era un punto pericoloso e difficile in tutto questo piano così abilmente architettato. Come persuadere Claudio al divorzio senza insospettirlo? Anche intorno a questo punto gli scrittori antichi son poco chiari. Svetonio sembra dire che Claudio fu indotto a firmare la costituzione di dote a Messalina per il nuovo matrimonio con un inganno[71] e dal racconto, molto confuso, di Tacito par che risulti che Claudio cascò dalle nuvole, quando seppe che Messalina non era più sua moglie. Comunque sia, Messalina riuscì a far firmare dal marito le lettere di divorzio; e ottenuto il divorzio, corse a Roma a celebrare le nozze con Silio, alle quali doveva subito seguire la deposizione di Claudio[72].

Il piano era ardito; ma poteva riuscire, se i liberti di Claudio avessero prestato mano. E questi esitarono fino all’ultimo momento. Claudio era ad Ostia; Messalina aveva già con gran pompa celebrato in Roma il matrimonio, quasi per presentare al pubblico il nuovo capo dell’impero; i più fidi liberti di Claudio non sapevano ancora decidersi. Fu solo verso sera che Narciso si risolvè per Claudio contro Messalina e corse ad Ostia.... Noi non sappiamo e non sapremo mai quel che disse a Claudio e che prove gli diede del complotto.... Certo è che Claudio, pieno di spavento, ritornò precipitosamente a Roma; e che ancora una volta si scatenò su Roma una di quelle sanguinose tempeste giudiziarie, che ogni tanto la empivano di lutti. Le accuse di lesa maestà grandinarono; Silio, Messalina, un grande numero di amici e di aderenti furono accusati di lesa maestà, di cospirazione, di adulterio e di cento altri delitti; gli uni si uccisero, gli altri perirono per mano del carnefice.


75. Gli ultimi anni e la morte di Claudio (48-54). — Claudio era vedovo. Sgomentato da quella catastrofe, tenne un discorso ai soldati, nel quale dichiarò che non avrebbe più ripreso moglie. Ma i propositi di Claudio, anche quelli annunciati con maggior solennità, non incutevano soggezione a nessuno. E subito incominciarono intorno al vecchio imperatore le cabale e gli intrighi per ammogliarlo, tutti sapendo che chi riuscisse a dargli una moglie, acquisterebbe per mezzo di questa un grande potere. D’altra parte un’imperatrice era necessaria, massime per un uomo così maldestro come Claudio, per compiere tutti i doveri sociali, che all’imperatore spettavano. Tuttavia lo scandalo non era stato inutile. Il pubblico era nauseato di tanti disordini e di tante incoerenze: da ogni parte si chiedeva un governo più forte e più rispettabile; anche gli amici e i padroni di Claudio — i liberti — capivano che bisognava dare una soddisfazione al popolo esasperato, trovando all’imperatore una moglie che facesse dimenticare Messalina. A capo di questo partito sembra essere stato il liberto Pallante. Il quale pose gli occhi su Agrippina: una figlia di Germanico e di Agrippina, che Caligola aveva esiliata e che Claudio aveva richiamata.

Agrippina era allora sui 33 anni, ed era vedova di Cn. Dominzio Enobarbo, da cui aveva avuto un figlio — il futuro Nerone. Era una donna intelligente, colta, di volontà forte e di costumi illibati: una matrona di stampo antico, semplice, attiva, parsimoniosa, una madre trux et minax — dice Tacito — che allevava il figlio con severità e non con i modi nuovi e molli, introdotti dalla filosofia nelle case romane. Figlia di Germanico, essa poteva essere l’imperatrice, quale i Romani se la figuravano e la desideravano — degna continuatrice della tradizione di Livia; e ridare all’autorità del principe il prestigio perduto in mezzo agli scandali.

C’era però una difficoltà. Claudio era zio di Agrippina. Se non illeciti, i matrimoni tra zio e nipote erano considerati dai romani con un certo ribrezzo. Ma Pallante seppe persuadere Claudio e togliere di mezzo questa difficoltà. Il senato autorizzò questo matrimonio tra lo zio e la nipote; e Claudio sposò Agrippina con vantaggio proprio e della pubblica cosa. Gli ultimi cinque anni del governo di Claudio furono molto più tranquilli e felici che i primi sei; e per merito, non si può dubitarne, di Agrippina. Questa era apparsa al buon momento. Il pubblico era stanco di scandali, di disordini, di processi, di accuse; le cricche e le conventicole che si erano ferocemente dilaniate, da Augusto in poi, nel senato e nella famiglia imperiale, erano esauste; tutti volevano almeno una tregua, se non la pace. E Agrippina, che aveva intelligenza, volontà e virtù, seppe soddisfare, nella misura del possibile, a queste aspirazioni, dominando il debole Claudio come Messalina, ma per il suo bene; dandogli un po’ di quella fermezza e coerenza, che alla sua intelligenza mancavano. Non è dubbio che in questi ultimi anni l’erario fu meglio amministrato, le ruberie meno audaci, i liberti più modesti e meno inframmettenti, le accuse e le condanne più rare; e che il merito di questo felice mutamento spetta in parte ad Agrippina. Lo dicono apertamente o lo lasciano capire quegli storici, che pure accumularono tante calunnie sul conto di Agrippina, come Tacito.

Agrippina infatti acquistò presto molta popolarità. Non si potrebbe altrimenti spiegare come il senato le decretasse degli onori straordinari, quali neppur Livia aveva ricevuto: che potesse salire sul Campidoglio in un carpentum o cocchio dorato, simile a quelli che erano concessi solo ai sacerdoti e alle immagini degli Dei; che ricevesse vivente il titolo di Augusta, e che il suo nome fosse dato alla città allora allora fondata in Germania sul Reno, nel territorio degli Ubii e che doveva poi diventare una città famosa: Colonia. Non si accusi la servilità del senato, ostile sempre, piuttosto che servile, agli imperatori. A Messalina, che pure era ben più ambiziosa e intrigante di Agrippina, simili onori non furono mai decretati. Il favore popolare, e non la servilità del senato, volle questi onori. Ma nel senato non si arrendevano al favore popolare nè la piccola cricca nemica della famiglia imperiale, nè gli ambiziosi che speravano di rovesciare Claudio e rimpiazzarlo; e a questi si aggiungevano i molti, a cui il nuovo rigore dell’amministrazione contrariava il vizio inveterato di rubare. E tutti costoro, anche se in senato decretavano onori, sotto voce mormoravano, calunniavano, svisavano ogni atto e intenzione; creando quella leggenda che Tacito ha poi accettata ad occhi chiusi. Ma quanto è facile, anche dopo tanti secoli, a uno storico imparziale scoprire le falsità e le contradizioni di questa leggenda! Agrippina, come abbiamo detto, aveva avuto da Domizio Enobarbo un figlio: essa lo educava con molto rigore; gli aveva dato insigni maestri, tra i quali Seneca. Nel 50 essa lo fece adottare da Claudio; e fece dare al figlio il nome di Nerone, che aveva brillato di tanta gloria sulle rive del Metauro, nella giornata in cui si decisero le sorti del gran conflitto tra Roma ed Annibale. Come dubitare che quest’atto avesse per ragione un alto interesse di Stato? Non avevan dimostrato gli avvenimenti recenti quanto fosse difficile di trovare un principe fuori della famiglia di Augusto? Per quale ragione Claudio, che era un mezzo uomo, ed Agrippina, che era una donna, potevano insieme far durare ed agire lo Stato romano, se non per la gloria del nome? Nel senato c’era chi odiava questa famiglia: ma in compenso l’amavano e veneravano i soldati, la rispettavano e la temevano i sudditi del vasto impero. Senonchè, se il supremo potere doveva restare nella famiglia, occorreva ci fosse in quella una certa abbondanza di maschi, tra cui scegliere. Claudio era vecchio; e di maschi non c’era che Britannico, il figlio di Messalina, che aveva 9 anni. Il figlio di Agrippina ne aveva, nel 50, 13: era un fanciullo anch’egli, sebbene più anziano: e se Claudio morisse in quel momento non ci sarebbe stato nella famiglia un successore possibile. Ma, insomma, nella speranza che Claudio avesse ancora molti anni di vita, era prudenza preparare all’impero, dandogli quel nome così illustre e così venerato, anche il figlio di Domizio Enobarbo. Non aveva Augusto preparato insieme prima Druso e Tiberio, poi Germanico e Druso, il figlio di Tiberio? Appunto perchè la carica non era ereditaria, occorreva lasciare al senato una certa libertà di scelta; e fronteggiare anche i capricci del destino. E se Britannico fosse morto giovane, come Druso o come Germanico?

Ma i nemici di Agrippina non l’intesero così. Agrippina introduceva il figlio nella famiglia per odio e gelosia di Britannico. Agrippina pensava così poco a perseguitare la discendenza di Messalina, che fidanzò il suo figlio con Ottavia, la figlia di Messalina e di Claudio, che era una fanciulla dabbene e allevata severamente secondo gli antichi principî. Ma non importa: si disse che Agrippina sequestrava Britannico, gli impediva di vedere il padre, intralciava la sua educazione; pare anche si cercasse di circuire il giovinetto e di aizzarlo contro Nerone e contro Agrippina; di ricominciare insomma, ancora una volta, a seminare la discordia tra i membri della famiglia imperiale. Si tentò pure di seminare zizzania tra Claudio e Agrippina. Una imperatrice era presso che invulnerabile. Messalina aveva potuto ordire una vasta congiura e arrivar quasi all’esecuzione, prima che alcuno osasse accusarla presso l’imperatore. Non si poteva dunque neppure immaginare di tentar qualche insidia contro Agrippina, che godeva anche di molta popolarità. Tuttavia sottovoce, cautamente, si mettevano in giro delle voci sinistre che dovevano screditarla; essa era l’amante, chi diceva di Pallante e chi di Seneca; era insaziabile d’oro, superba, prepotente, vendicativa; tiranneggiava Claudio, lo aveva isolato; guai alle donne giovani e belle, che tentassero di avvicinarsi!

Ciò non ostante il governo di Claudio, seguendo il suo curioso destino, si reggeva e operava, debole, insidiato, diffamato; ma si reggeva e operava. Quando, nella notte del 12 al 13 ottobre del 54, Claudio morì all’improvviso, ucciso da un male repentino. Questa morte subitanea di Claudio generò effetti così gravi, che occorre studiare a fondo le dicerie, i racconti e le leggende a cui diede origine.