[69]. Svet. Claud., 26 e 29.

[70]. Silvagni, L’impero e le donne dei Cesari, Torino, 1909, p. 338 sg.

[71]. Svet. Claud., 29; .... inductus, quasi de industria simularetur, ad avertendum transferendumque periculum, quod imminere ipsi per quaedam ostenta portenderetur.

[72]. Che in fondo a questo matrimonio si nascondesse una congiura politica, per mutare l’imperatore, si intravede anche nel racconto, così romanzesco, di Tacito. Cfr. Ann., 11, 26: se [Silium] caelibem, orbum, nuptiis et adoptando Britannico paratum: mansuram eandem Messalinae potentiam, addita securitate...; 11, 30: ni propere agis, tenet urbem maritus...; 11, 31: satis constat eo pavore effusum Claudium, ut identidem interrogaret: an ipse imperii potens? an Silius privatus esset?

CAPITOLO DODICESIMO NERONE

76. La leggenda dell’avvelenamento di Claudio e l’elezione di Nerone (13 Ottobre 54). — Tacito racconta che Agrippina, inquieta perchè Claudio mostrava da qualche tempo di prediligere Britannico, lo avvelenò, mescolando veleno ad un piatto di funghi. Ma Claudio, pur soffrendo, non moriva: essa allora avrebbe fatto chiamare il medico di Claudio, Senofonte, il quale, fingendo di curarlo, avrebbe cosparso la gola del malato di un veleno mortale[73].

Questo racconto è così strano, che Tacito stesso, quando giunge a narrare del medico, ha cura di mettere al riparo la propria buona fede con un creditur. Ma se l’episodio del medico non è sicuro, che resta di tutto il racconto? Si aggiunga che Tacito stesso afferma come da parecchio tempo Claudio fosse ammalato, anzi in cura a Sinuessa. Non è allora più semplice supporne che il vecchio imperatore, già ammalato, soccombesse improvvisamente al suo male? Tanto più che il motivo del delitto supposto da Tacito non regge. Che Claudio preferisse il figlio suo, Britannico, al figliastro Nerone, è naturale. Ma che pericolo era allora per Agrippina questo amore, anche se essa desiderava che suo figlio e non Britannico succedesse a Claudio? Avrebbe, anzi, dovuto desiderare ardentemente, che Claudio vivesse ancora parecchi anni, Nerone non aveva ancora 17 anni: era quindi troppo giovane, perchè si potesse già pensare a chiedere per lui quel consentimento del senato, che era pur necessario alla sua nomina.

Nè più verosimili sono gli intrighi che Agrippina avrebbe fatti, secondo Tacito, nella notte in cui Claudio morì, per impedire l’elezione di Britannico a profitto di Nerone. Basti dire — ma nessuno storico ha pensato a questa circostanza — che Britannico aveva allora soltanto 12 anni! Britannico era già escluso dalla età. Non si poteva mettere a capo delle legioni e dell’impero un ragazzo dodicenne. Invece, quando si tenga presente la età di Britannico e di Nerone, e se si ammetta che Claudio morì di morte naturale, è possibile argomentare ciò che avvenne. Britannico e Nerone erano i due soli maschi della famiglia di Augusto: morendo Claudio, quando il più adulto, Nerone, aveva soltanto 17 anni, non sarebbe necessario cercare il successore in un’altra famiglia, come già dopo la morte di Caligola era stato tentato? Si poteva proporre al senato e imporre alle legioni un giovinetto, inesperto e timido come Nerone, che era ancora agli studi? Ma che il successore fosse cercato in un’altra famiglia non poteva piacer molto — e se ne intende facilmente la ragione — nè ad Agrippina nè ai liberti, i quali si erano fatti così ricchi e potenti, con il favore di Claudio. Il trapasso, inoltre, poteva presentare dei pericoli.... Non c’era dunque che uno scampo: affrontare il senato e chiedergli di mettere al capo dell’impero e dell’esercito, badando più al nome che all’età, Nerone.

Par verosimile che queste perplessità angustiassero Agrippina e i suoi amici, nelle ore che precedettero e seguirono la morte di Claudio. Le due alternative erano egualmente pericolose. E prevalse il partito di tentare la sorte con la candidatura di Nerone. Il passo era audace; perchè c’era da aspettarsi un contrasto fortissimo, se il senato deliberasse liberamente: onde fu stabilito di ricorrere, per vincere le esitanze e come si era fatto nell’elezione di Claudio, ai soldati. Nella notte infatti, per mezzo di Seneca e del comandante della guardia, Afranio Burro, le coorti pretoriane furono avvertite e preparate: il gran nome di Nerone — poichè allora era ancora il nome più illustre e venerato della storia di Roma — i ricordi di Druso e di Germanico fecero il solito effetto sui soldati; nella mattina del 13, le porte del palazzo imperiale si aprirono, e Nerone, accompagnato da Afranio e da Burro, si presentò alla coorte di guardia. Questa la acclamò, lo mise in una lettiga, lo portò al campo dei pretoriani, che a loro volta lo acclamarono capo. Di lì a poco il senato fu convocato; e ricevette la notizia ufficiale della morte di Claudio, quando già i soldati avevano indicato il loro successore. Che fare? Di mala voglia e brontolando, il senato ratificò la scelta; ma i senatori se ne andarono a casa, scuotendo tristamente il capo. L’impero affidato a un ragazzo! Dove si finirebbe di questo passo? A che era ridotta la grande repubblica di Scipione, di Paolo Emilio, di Silla!