Nota poi come la stessa pianta di grano è affidata alle cure di Proserpina, del Dio Nodato, della Dea Volutina, delle Dee Patelana, Ostilina, Flora, del Dio Lacturno, della Dea Matuta e della Dea Runcina, quando, finalmente, è tagliata. Ora, dice S. Agostino, a chi si deve attribuire la grandezza dell’impero romano, se Roma è stata difesa e sostenuta da una quantità di piccoli Dei talmente attaccati a un ufficio particolare, che sarebbe stato molto imprudente affidar loro un compito di ordine generale?
Allora — egli nota, passando agli Dei maggiori — supponiamo che il merito dell’impero risalga a Giove. «Jovis omnia plena» dicono i latini; ma come mai allora è assegnata l’aria inferiore a Giunone e l’etere a Giove? Tutto non è dunque pieno di Giove? Oppure essi riempiono l’aria e l’etere, e stanno insieme in ciascuno dei due elementi? Ma allora perchè dare l’aria a Giunone e l’etere a Giove? E dopo aver dimostrato negli altri grandi Dei tutti i garbugli, che nascono da queste prime definizioni contradittorie, egli si chiede: «Ma se invece, come dicono i filosofi, non ci fosse che un Dio solo, il quale si impersona nei diversi Dei secondo le necessità ed i momenti? O allora non sarebbe stato più semplice e prudente adorare un solo Dio? Che parte di lui si disprezzerebbe, venerando Giove stesso?»
E se si teme che si possano adirare quelle parti del Dio che non sono venerate, o sono dimenticate, non è più vero che egli sia l’anima del mondo, lo spirito di tutti gli Dei, la vita universale, ma ogni parte di lui ha la sua vita propria, indipendente dalle altre; perchè se no sarebbe assurdo che una parte del Dio fosse offesa, quando, adorando il Dio che le comprende tutte, ogni parte è anche adorata.
Perchè invece, venerando e deificando, per esempio, alcune delle stelle, non si teme che tutte le infinite stelle non adorate si vendichino di questa oltraggiosa dimenticanza? In tutto l’universo gli Dei non venerati ed offesi sono innumerabili, e quindi più numerosi degli Dei venerati.
«E prima di tutto mi domando, continua S. Agostino, perchè anche l’Impero non è posto tra gli Dei? E perchè no, se la vittoria è una Dea? E che bisogno c’è più di Giove, se la Vittoria favorisce e vola sempre a quelli che vuole far vincere? Con questa Dea propizia, anche se Giove sta con le mani in mano, o ha da fare altrove, quanti popoli non si possono conquistare?»[43].
E così, sempre impostando la vita e la morale romana su quella degli Dei, egli prova che tutti gli Dei sono dei burattini, o dei mascalzoni, o dei pazzi, o degli imbecilli. Ma ciò che più urta la sua coscienza di cristiano è l’impassibilità con cui gli Dei contemplano la corruzione dei romani, senza cercare di migliorarli.
«Perchè la repubblica non perisse, i suoi Dei custodi avrebbero dovuto dare dei precetti, specialmente sulla vita e sui costumi, a quel popolo che li venerava, e da cui erano venerati con tanti templi, sacerdoti, sacrifici, con tante diverse funzioni sacre, con tante solennità festive e celebrazioni di giorni. Mentre invece i demoni pensavano solo al loro interesse, non curando come i Romani vivessero, cercando anzi che vivessero malamente, purchè, sottomessi dal timore, li onorassero[44].
«E dove era tuttavia quella turba di numi, quando, molto prima che gli antichi costumi si corrompessero, Roma fu presa e bruciata dai Galli? Forse i numi presenti dormivano? Allora tutta l’Urbe fu occupata dal nemico, e rimaneva solo il colle capitolino; ed anche quello sarebbe stato preso, se le oche, mentre gli Dei dormivano, non avessero vigilato...»[45].
Ma gli Dei, oltre ad essere dormiglioni e vili sono anche cattivi, perchè cercano di aizzare invece che di raffrenare le passioni degli uomini. «Quei numi che hanno aiutato Mario, uomo nuovo e non nobile, responsabile delle più sanguinose guerre civili, a diventare console sette volte e a morire vecchio, durante il settimo consolato, in modo che non cadesse nelle mani di Silla, futuro vincitore, perchè non lo hanno aiutato a non commettere tanta mole di delitti?»[46].
«E quando Silla, i cui tempi furono così crudeli che si rimpiangevano quelli di cui volle essere il vendicatore, mosse il campo verso l’urbe contro Mario, le viscere delle vittime furono tanto favorevoli, secondo Livio, che Postumio aruspice si dichiarò pronto a subire la pena capitale, se Silla coll’aiuto degli Dei non avesse compiuto tutto quanto aveva in animo. Dunque gli Dei non avevano abbandonati i templi e le are, poichè predicevano gli eventi delle cose, senza darsi la pena di render Silla migliore!»[47].