sovra il tuo lungo sonno alto passare
un giubilo di nuove ali, squillare
un riso di tornanti ali sui venti?
Giungon dal mar, dal mar che si ridesta
ne le caverne sue rimormoranti....
Singolare ed originale poesia, nella quale il fantastico e il reale si mescolano e si sovrappongono di continuo; e le meditazioni sulla Vita si esprimono in coloriti paesaggi; e una melodia di metri insoliti, dolce e come velata, accompagna il fantasticare profondo, tra lirico e filosofico, di uno spirito isolatosi in compagnia di sè stesso nella vasta natura! Ritornavo a godermela, nelle sue più sottili sfumature, ogni volta che sentivo il desiderio di raccogliermi e fantasticare un poco fuori della realtà: ma quella mattina il godimento era più intenso e più puro.... In quel momento sentii quanto aveva ragione il Rosetti di dire che di solito l’anima nostra, quando ammira o crede di ammirare una opera d’arte, è carica e ingombra di partiti presi, di preconcetti di scuola, di preoccupazioni interessate, di puntigli d’amor proprio, che ne chiudono gli aditi al libero irrompere della pura bellezza. Ma sentii pure che nel verbo un po’ confuso e grossolano di Rosario si nascondeva una profonda verità: l’uomo poteva svuotare l’anima dì questi tormentosi ingombri; disinteressarsi dall’arte — come egli aveva detto; sentire non ragionare, come aveva detto anche il Cavalcanti: lasciarsi trascinare a occhi chiusi dal godimento vivo e spontaneo, non fermarsi a giustificarlo con un giudizio preciso ed esser poi tentato di rovesciarlo, questo giudizio: goder liberamente e lasciar godere gli altri come loro piace. Non era questo lo stato d’animo in cui mi trovavo? E mi sentivo così bene — forse anche perchè mi ero levato di buon’ora, invece di poltrire a lungo nell’angusta cabina — che mi pareva proprio di esser nello stato di grazia. E inebriato da quella luce e da quella poesia fantasticai: gli interessi non intorbidavano solo la bellezza, ma la verità, la giustizia, il bene: era questa la conclusione che già si vedeva comparire sul lontano orizzonte, nei discorsi del Rosetti: l’uomo doveva dunque cercar di purificarsi dagli interessi mondani e sociali, non nell’arte soltanto, ma anche nella scienza e nella morale; sforzarsi di entrar dappertutto in contatto immediato con la Vita, risalire ad abbeverarsi alle sue prime e più pure sorgenti. Questa doveva essere, la conclusione a cui il Rosetti mirava: non poteva essercene altra: ed era la conclusione a cui del resto tende da tante parti il pensiero contemporaneo. Ma come e per quale via? Quale tra le tante strade che sembrano condurre alle fonti schiette e pure della Vita sceglierebbe la nostra guida?
Ma lassù, sul ponte superiore, fui scorto a mezzo di questa fantasticheria da Orsola, quella siciliana che si diceva vittima delle amorose furie dell’intendente paulistano. Essa mi spedì un marinaio a dirmi che desiderava parlarmi: e sceso che fui mi raccontò come suo marito, uomo di poco cervello, consumasse i pochi spiccioli che ancora gli restavano giuocando e bevendo tutto il giorno in compagnia di Antonio e di quella «donnaccia». Quella donnaccia era Maddalena. Protestai che Maddalena era una povera malata, ridotta a mal partito.
— Ma lei non sa, signore....
E guardandosi intorno circospetta, mi raccontò sottovoce, come chi svela un segreto, che Maddalena aveva avuto un figlio, da un amante, mentre il marito era in America.
— E come lo sapete? Chi ve lo ha detto? — chiesi un po’ sorpreso.