— Tutti lo sanno, sul bastimento. E tutti si burlano di Antonio, per questo....
Mi pregò poi di intervenire presso Antonio, dicendogli di non tentar più suo marito a giocare con lui. Poi mi chiese se era vero, come si diceva, che quella signora che era con noi, e che era la più ricca dell’America, regalerebbe una grossa somma ai passeggeri più poveri. Smentii un po’ stizzosamente la stupida diceria; e risalii, chiedendomi per che canale la terza classe fosse stata informata della scappatella di Maddalena e dei miliardi della signora. Poco dopo trovai il dottor Montanari che mi diede una singolare notizia: da ventiquattro ore Maddalena si era fatta un agnello, seguiva docile docile tutte le sue prescrizioni, non era uscita dall’infermeria e di letto: Antonio non solo si era finalmente persuaso che sua moglie fosse gravemente malata, ma ora andava ripetendo dappertutto che Maddalena — poveretta! — era spacciata; che, sì e no, arriverebbe viva a Genova.
— Dice che glielo ha detto la sua signora! Cose da pazzi! Chi capisce che cosa mulina, macchina, intruglia di continuo, in quella sua durissima zucca, il signor popolo sovrano, è bravo!
Anche a me questo improvviso voltafaccia di Antonio parve strano. Comunicai la notizia alla mia signora, insieme con le confidenze di Orsola. E la mia signora scese subito all’infermeria, per veder Maddalena.... Ripresi a leggere il «Libro dei versi»; poi feci un giro per i due ponti; e sul ponte di sopra, a tribordo, trovai l’ammiraglio, il Cavalcanti, l’Alverighi, seduti a cerchio su dei seggioloni, e intenti a confabulare, intorno alla discussione della sera precedente, alla quale quella mattina, distratto dalla poesia, dalla bellezza dell’aurora, dalle chiacchiere di Orsola e del dottore non avevo più pensato. Aveva invece agitato profondamente i miei compagni; chè, dopo una notte di sonno, ne ragionavano quasi inquieti.
— Ma che un giorno, di nuovo, gli uomini si acconcino a viaggiare a piedi, in diligenza, a dorso di cavallo, alla vela — diceva l’Alverighi. — A vivere semplicemente!... Via: son cose che non si possono nemmeno pensarle.
— E perchè? — replicava meditabondo il Cavalcanti, il gomito del braccio destro appoggiato al bracciuolo del seggiolone e il pugno chiuso sotto la mascella. — Perchè l’uomo non avrebbe diritto di scegliere tra la ricchezza e la povertà, tra il lusso e l’austerità, tra il moto perenne e la quiete.... come ha diritto di scegliere tra il romanticismo e il classicismo, tra lo spiritualismo e il materialismo?...
— Ma sa lei — replicava l’Alverighi — quel che succederebbe il giorno in cui gli uomini non volessero più correre, lavorare, godere, senza ripigliar fiato, come fanno oggi? Lo sa? Le officine si chiuderebbero. Le città si vuoterebbero. Le terre chi le coltiverebbe più e a che prezzo si potrebbero vendere ancora? Le navi arrugginirebbero nei porti. Le banche....
Il Cavalcanti strinse le spalle.
— Se gli uomini — interruppe — si persuaderanno un giorno che sarebbero più felici....
— Dopo il fallimento universale? — replicò come fuori di sè l’Alverighi.