Ma il Cavalcanti non ebbe tempo di rispondere, che di mezzo entrò l’ammiraglio:

— Lasciamo da parte una ipotesi così catastrofica — disse — tuttavia che oggi gli uomini spendano e sprechino troppo, lo direi anche io. Che bisogno c’è, per esempio, di correre all’impazzata intorno al nostro pianeta, come facciamo? Chi corre per correre, non vedo in che sia più savio di chi sta fermo per non muoversi.... Ma è quel che il Rosetti dice della scienza, che non m’entra. Come? La legge sublime del progresso sarebbe una nostra fisima? Noi che tre o quattro mila anni fa vivevamo tremando, schiavi ignari, in balìa dei geni e degli Dei, di cui la nostra imaginazione aveva popolata la natura? Il cielo allora è un gran teatro dei burattini, per noi fanciulloni che siamo, dove i pianeti si possono far ballare a piacere? E che vuol dire quest’altra faccenda intorno al Tempo e allo Spazio?

— Il Tempo e lo Spazio sono i lembi del velo di Maya — disse con una certa solennità il Cavalcanti.

Ma la prima campana della colazione ci interruppe e disperse; e prima che la seconda suonasse, la Gina tornò dall’infermeria. Mi raccontò che Maddalena era a letto, ma contenta perchè il medico le aveva finalmente somministrato delle medicine; che queste le avevano fatto un gran bene; e che sperava di guarire prima di giungere a Genova! Aveva di certo obbedito, docilmente come sempre, agli ordini non del medico ma di Antonio, il quale poi chi sa per quale ragione aveva mutato parere.... Avevano chiacchierato insieme a lungo: anche Maddalena aveva chiesto se davvero la signora Feldmann intendeva di fare un regalo a tutti gli emigranti; e poi le aveva parlato di Orsola. Orsola, secondo Maddalena, era una donna pigra, buon’a nulla, maligna e intrigante, che si divertiva tutto il giorno a metter male con infiniti pettegolezzi tra i suoi compagni di viaggio: era scappata d’America per i debiti; a tutti a bordo era in uggia. Delle persecuzioni dell’intendente paulistano invece Maddalena non sapeva nulla; segno che con i suoi compagni di viaggio Orsola non ne parlava. Maddalena aveva invece aggiunto che civettava e assai con un giovane operaio abruzzese.

Questo racconto fece, come era naturale, una viva impressione su me. Ma la seconda campana ci chiamò a colazione. Ritrovammo il Rosetti, che nella mattina era rimasto nella cabina, a scrivere le sue consuete note di viaggio; e l’ammiraglio subito gli chiese di spiegargli quale interesse muoverebbe gli uomini a inventare lo spazio e il tempo.

— Lei ha studiata — gli disse il Rosetti — la geometria nella Scuola Navale: ma l’ha studiata per imparare a compiere certe operazioni dell’arte sua; e quindi non l’ha studiata disinteressatamente. Così fanno tutti, del resto! E così feci pure io, sinchè insegnai la matematica e la fisica nel Politecnico di Buenos-Aires ed esercitai laggiù la professione di ingegnere. Ma a quarantacinque anni tornai in Europa, e mi misi a studiare, non più per procacciarmi ricchezze, onori, fama e potere, ma così, per passare il tempo, e quindi disinteressatamente. E sa che cosa mi capitò allora? Che un bel giorno scoprii che oltre quella di Euclide c’erano parecchie altre geometrie, inventate in Germania, naturalmente; una geometria, per esempio, che si permetteva di tirare da un punto, non una, ma parecchie parallele ad una retta data; e un’altra, che tra due punti tirava non una sola, ma un infinito numero di rette! Qual’è la vera? mi chiesi allora, rabbrividendo all’idea di aver insegnata all’Argentina una falsa geometria. Anche questa volta però fu il Poincaré che mi trasse dall’impiccio e mi aprì gli occhi. Il Poincaré ha dimostrato che la geometria è un tempio della necessità logica, architettato stupendamente, ma destinato a restar vuoto in eterno. Per parlar più alla buona: gli assiomi della geometria non sono nè veri nè falsi; sono convenzioni arbitrarie; e ogni geometria può sceglierli a piacere, come vuole, senza altro obbligo che di cercar quel che segue, se quel tale assioma è ammesso per vero: in conclusione dunque non ci sono nè geometrie vere nè geometrie false: ma geometrie più o meno comode a certi scopi. La geometria di Euclide serve a misurare la terra e a costruire le macchine: quindi avevo fatto bene ad insegnarla a Buenos-Aires, in una scuola di ingegneri: quelle tali altre geometrie, servono invece a diventar professore di Università, membro delle più famose Accademie di Europa e magari senatore del Segno d’Italia: non avendo ambizioni di questa fatta, non ero obbligato a professarne nessuna. Quindi grazie alla pensione largitami dal governo argentino e ai pochi miei desideri, io potevo ormai vivere al disopra di tutte le geometrie; al disopra cioè dello spazio: il che è un privilegio degli Dei, mi pare....

— Ma allora — rispose l’ammiraglio, con un tono alquanto ironico — la geometria farebbe il paio con la filosofia della guerra. Lei sa che cosa è la filosofia della guerra? Quando una guerra è finita tutti si fanno avanti per spiegare ai vinti perchè furono vinti. I preti dicono che furono vinti, perchè in paese scarseggiava il santo timor di Dio; i maestri, perchè c’eran troppi analfabeti; i meccanici, perchè gli ordigni di guerra non erano abbastanza perfetti; gli scienziati, i poeti, gli artisti, perchè lo Stato tributava poco onore alle lettere, alle scienze e alle arti.... Ciascuno scopre una ragione; cioè tira l’acqua al suo mulino.

— Su per giù — rispose il Rosetti. — Almeno sinchè non riusciamo a considerare disinteressatamente lo Spazio ed il Tempo. Perchè anche il Tempo — non si faccia illusioni — è stato inventato dall’interesse. L’uomo si è illuso di poterlo misurare, traducendolo in movimento; ma come? Supponendo che il pendolo compia sempre in un tempo eguale eguali oscillazioni, o un egual numero di oscillazioni. Ma questo noi lo supponiamo perchè ci fa comodo; perchè, se no, non potremmo darci degli appuntamenti: senza nessuna prova però. Per verificare questa supposizione bisognerebbe accertare che le oscillazioni del pendolo sono sempre eguali: ma dove è la misura, con cui accertarlo? La rotazione della terra, mi direte.... Se durante due intervalli di tempo la terra ha girato intorno al suo asse di un angolo eguale, che possiamo misurare con l’astronomia, noi diciamo che quei due intervalli sono eguali. Ma supponendo di nuovo che il movimento di rotazione della terra non si affretti e non si rallenti mai: supposizione gratuita anche questa, che non possiamo verificare se non misurando il movimento della terra coi nostri orologi in mano, che viceversa poi son quelli il cui movimento devo essere misurato alla stregua della rotazione terrestre! Insomma noi vogliamo controllare gli orologi sul movimento della terra e il movimento della terra sugli orologi: un circolo vizioso da bambini; quali noi siamo! No, non ci sono orologi che vanno bene ed orologi che vanno male, se non per gli orologiai che pretendono di saperli aggiustare e che campano su questo pregiudizio della moltitudine. Ma chi si innalza al disopra del Tempo volgare diventa un semidio, eternamente giovane; perchè sa che non invecchia più, che la vecchiaia come il tempo è una illusione....

Il Rosetti conchiuse così, sorridendo. E tutti ridemmo, anche l’ammiraglio, che:

— Ahimè! — disse. — Alla mia età vorrei poter convincermi di questa bella verità. Ma non ci riesco.