— Oh di questo sono sicura, sicurissima, — mi rispose con un sorriso malizioso, che lì per lì mi parve strano.
Frattanto, eravamo arrivati in fondo al ponte, alla ringhiera che guarda sulle terze classi: e ci fermammo, guardando il mare. Un stormo di pesci volanti frullò bianco da onda ad onda, e disparve: la signora fece un piccolo grido di gioia; poi volgendo intorno gli sguardi per la vastità dell’Oceano:
— Come è tranquillo e possente! — disse. — Io non so perchè i poeti dicano il mare infido. A me, mi rassicura, invece. Mi sembra un gran vecchio sicuro e leale, che ci porta sulle sue spalle possenti verso la terra e la casa.
Tacque un momento, sopra di sè; poi:
— Domani però saremo alle Canarie!
Frattanto con la coda dell’occhio io avevo visto, nelle terze classi, un emigrante, poi due, poi tre, fermarsi a pochi passi, la faccia in aria, a guardare la signora; sussurrar qualche parola tra di loro; far cenno a destra e a sinistra: uomini e donne accorrere.
— Guardi! Quanti ammiratori! — mormorai alla signora. — Son qui per lei, ma non estatici davanti alla sua bellezza, sa, non si illuda; a bocca aperta innanzi ai suoi milioni!
— E che cosa ne sa lei? — mi disse facendomi le boccuccie, come offesa.
— Lo so, lo so. Ci vuol pazienza, signora. La moltitudine una volta ammirava i cardinali, i principi, i re, il papa: oggi tocca a loro, gran signori dell’America Una volta per uno.... Lei fa qui la figura di un cardinale!
Il paragone la fece ridere: abbassò sorridendo gli occhi sul piccolo assembramento che li levava verso lei contemplando; si lasciò guardare e ammirare con tranquilla disinvoltura e non senza una certa compiacenza; scorse due bambini; cercò dei cioccolattini nella borsa e li gettò; poi volse le spalle per ripigliar la passeggiata sul ponte.