In quella sopraggiunse il Vazquez e condusse via, ai consueti affari, l’Alverighi; restammo soli io e il Rosetti che mi prese a braccetto e incominciò a passeggiar lentamente per il ponte, in silenzio, con un’andatura un po’ stanca, appoggiandosi a me.

— No no — disse dopo qualche istante. — Non ho parlato per ironia. Parlavo sul serio. Ho esagerato forse: ma che vuoi? Non posso sentir brontolare a quel modo contro i vizi, la corruzione, la depravazione dei nostri tempi.

— Eppure, ingegnere.... — gli dissi. — Quasi direi che capisco più lo sdegno del dottore che il suo. In questo momento, mi sento anche io nemico della civiltà moderna.... Pensi un po’: il caso ci ha aperto un piccolo spiraglio per il quale abbiam potuto guardare entro una grande famiglia. Un altro caso ci ha fatto conoscere la storia di alcuni emigranti. E in basso come in alto, nella terza classe come nella prima, che cosa abbiamo visto? Degli orrori!...

— Se tu potessi scoperchiare le case di una città, tu non scopriresti forse quasi altro che orrori simili o peggiori di questi — rispose il Rosetti. — Scomponi la civiltà nostra nelle singole esistenze che la compongono e non troverai, tranne poche eccezioni, che invidia, odio, cupidigia, vanità, egoismo, brutalità, rozzezza, sfrenata avidità di godimenti sensuali, se non addirittura vizio e depravazione.... I nostri tempi sono grossolani: è vero; hai ragione; non te lo nego. Ma nell’insieme, no. Lo spirito che anima il mondo moderno all’aspra fatica quotidiana è nobile: è un gran soffio in cui si mescolano l’odio dell’ozio, un gran desiderio di far bene e di far meglio, un vivo sentimento di solidarietà e di giustizia, una umanità, una serietà, uno scrupolo del dovere, una dignità e fierezza che gli antichi non conoscevano. Aggiungi al conto che noi abbiamo quasi vinta quella fiera belva, che per tanti secoli il diritto, lo Stato, la religione avevano inutilmente minacciata, percossa, tentato di legare o di addomesticare: la prepotenza! Come la spieghi tu questa contraddizione? Io mi chiedo ogni tanto se la ragione non potrebbe esser questa: che una volta, ai tempi in cui la storia si stava sbagliando — e sorrise dicendo queste parole — la religione e un pochino anche certe filosofie cercavano di imporre alcuni modelli e regole di morale personale, d’insegnare ad ogni uomo e a ogni donna, in tutte le classi, sebbene com’è naturale in misura diversa, a confrontare ogni tanto sè stesso con quei modelli e ritratti di perfezione, a frugare nella propria coscienza, a riconoscere i propri vizi e difetti.... Oggi manca il tempo: l’uomo si butta con troppa furia sulla terra per depredarla o in mezzo agli altri uomini per divertirli o dominarli; e anche avesse il tempo di raccogliersi, quale è oggi l’autorità che potrebbe imporgli il modello? Quindi oggi ogni singola coscienza è sovrana, è autonoma, è regina di sè medesima: pone da sè il ritratto in cui specchiarsi; e quindi si vede bello e perfetto come un Adone. Se noi potessimo discendere in fondo all’anima di ogni uomo, noi vedremmo oggi uno spettacolo singolare; che ognuno si crede sinceramente un modello impareggiabile, un vero «vas electionis», un angelo a cui non mancano che le ali sulle spalle.... Ti ricordi come cominciano le «Confessioni» di Rousseau? Quando si rivolge a Dio, e gli dice di convocare intorno a lui tutto il genere umano, e che ciascuno vuoti ai suoi piedi il sacco delle proprie colpe e dei propri meriti; «et puis qu’un seul te dise, s’il l’ose: Je fus meilleur que cet homme-là»? Rousseau è proprio il maestro dei tempi moderni. Ognuno di noi sarebbe pronto a ripetere dinanzi all’Eterno questa poco modesta apostrofe, anche i tuoi amici della terza classe, anche il signor Feldmann. Già l’ho detto. Orsola, perchè non ha tradito suo marito, si crede una donna così perfetta da aver diritto di non pagare i debiti. Antonio cascherebbe dalle nuvole, se sapesse quel che noi pensiamo di lui. Sua moglie gli ha fatto un torto: è giusto dunque che lo risarcisca: e stai pur sicuro che sinceramente si reputerà in credito, sinchè Maddalena vivrà. Quanto al signor Feldmann, non dubitare: anche quello è sinceramente, profondamente, incrollabilmente persuaso che se si è presa un’amante, e vuol piantare in asso la moglie, la colpa è della moglie, tutta di lei, di lei soltanto che avrà fatte o non avrà fatte chissà quali cose. Per esempio: tentato di avvelenarlo! Ognuno si crede perfetto oggi: e quindi di tutto il male che gli capita o che fa, la colpa è sempre degli altri, mai sua: ognuno si sente vittima sempre, colpevole mai, e quindi non c’è orrore di cui non sia pronto ad accusare chi l’offende o molesta; e come potrebbe non essere, nonostante le migliori intenzioni, uno spietato tormentatore dei suoi simili prima e di sè medesimo poi, nella misura delle sue forze? Accoppia due esseri umani: un uomo debole, orgoglioso, avido, egoista, sgobbone, pedante e sensuale: una donna bella, intelligente, artista, buona, virtuosa ma ingenua, sincera, impetuosa, ostinata, poco paziente e poco abile a dissimulare. Aggiungi loro una di quelle grandi fortune moderne che fanno gli uomini così esigenti e prepotenti: e Dio solo sa quel che potrà succedere in tempi come i nostri. Si ameranno con trasporto, sì, sinchè la bellezza di lei solleticherà in lui quell’istinto oscuro e potente di cui la natura ha dotata la povera specie mortale: ma anche in mezzo a questi trasporti quanti mali pensieri, e sospetti, e litigi, e reciproche accuse — perfino di codardia e di veleno — nasceranno ogni giorno: per motivi futili, tu dici: a proposito di quadri, di mobili e di cerimoniale. Ma chi può misurare l’effetto che l’atto, il gesto, il detto più innocente e spontaneo possono fare sopra un uomo o una donna che abbia redatta da sè, per la propria sensibilità e vanità, una fantastica Magna Charta di diritti inviolabili? Senza dubbio molto tempo potrà passare, prima che l’uno e l’altra si accorgano che essi si odiano assai più che non si amino; e ciascuno imputerà all’altro i dissapori e le discordie: sinchè un bel giorno o un brutto giorno un altro uomo o un’altra donna comparisce; e allora.... Catastrofe! La luce si fa nelle anime: il coniuge che vuole mutar compagnia scopre mille ragioni per le quali non può più amare e deve lasciare il marito o la moglie. Quanti matrimoni vanno male, per questa ragione, e non c’è mezzo di decidere chi ha ragione e chi ha torto, se il marito o la moglie: perchè nessuno saprebbe più oggi dire quali siano rispettivamente i diritti e i doveri dell’uno e dell’altra?

— Ma, ingegnere, — interruppi, — lei dà ragione al dottore.... La terra è un immondezzaio e ci vorrebbe una granata michelangiolesca per ripulirla.... Limiti ci vogliono, dunque: anche a costo di distruggere le macchine....

Il Rosetti pensò un poco, continuando a passeggiare: poi a un tratto e vivacemente:

— No, no — disse. — Sono vecchio ormai; e questo è l’ultimo viaggio che fo tra i due mondi....

Feci un gesto di protesta. Ma egli subito lo represse:

— Sono vecchio; e questo è l’ultimo viaggio. Ma sono stato anch’io giovane.... E da due giorni, sul finire dell’ultimo viaggio, ora che ho detto il mio supremo addio al nuovo mondo dove feci fortuna tanti anni fa, penso sempre a quel mio primo viaggio del 1865. In un vapore a ruote, l’ho fatto — vera tartaruga del mare — che partiva dall’Havre, mi ricordo: se il signor Vazquez lo sapesse! E una vertigine mi piglia: mio Dio, quanto è mutato il mondo! È proprio passato solamente quanto tempo basta ad invecchiare una generazione? O non ho io vissuta la vita di due o tre generazioni? Ma no: ho vissuto tra i due mondi, anche io, senza diventar matto, lo spero almeno: e di viaggio in viaggio ho visto il mondo ingrandire, i deserti dell’America popolarsi, le città pullulare, e la smania eroica dell’illimitato invader le menti. Sì, la smania eroica di rovesciare e varcare i limiti: perchè dimmi un po’: se l’uomo non avesse osato varcar tutti i limiti in cui le antiche civiltà lo tenevano prigioniero; se non avesse avuto il coraggio d’imbruttire il mondo pur di ingrandirlo, di esporre la natura umana al pericolo di cento corruzioni antiche e nuove pur di infonderle questo slancio tenace e questa infaticata alacrità, viaggeremmo noi così speditamente, comodamente e sicuramente in questo vapore; avremmo noi conquistata la terra con le ferrovie e l’aria con gli areoplani; saremmo noi così potenti, così sapienti, così giusti e umani, così sicuri di noi e del nostro avvenire? Ci son gioie più profonde ed intense di quelle che noi proviamo varcando o rovesciando dei limiti? della gioia del ragazzo che diventa uomo? del collegiale che esce dalla sua prigione? dell’Amore che vince il Pudore? del mistico che s’illude di entrare in contatto diretto con Dio? del popolo tripudiante nei primi giorni che seguono una rivoluzione vittoriosa? E il Genio che noi adoriamo ormai sugli altari nelle nicchie dei santi; e la Guerra, l’arte che tra tutte l’uomo si è studiato di far la più perfetta; la Rivoluzione; e l’Eroismo: che cosa sono se non forze che rovesciano e spostano i limiti? E anche io ho preso parte a questa gran gesta nuova del mondo, come la chiama l’avvocato. Ho costruite ferrovie, ho dissodati terreni, ho educati ingegneri, laggiù. E quante volte anch’io, ultimo fantaccino dell’esercito immenso che assalta, rovescia, sorpassa tutti i limiti più antichi e rispettati per conquistare la terra, ho emesso anch’io il mio grido di trionfo sulle rovine dei limiti devastati e crollanti che ingombrano il mondo! Ma gli anni passarono; i capelli incanutirono; gli ardenti desideri della giovinezza si appagarono. E a poco a poco, invecchiando e meditando, ho veduta anche l’altra faccia delle cose.... La bellezza, la verità, la virtù non nascono forse da una limitazione? Che cosa è uno stato se non un sistema di leggi — una religione se non un sistema di precetti — cioè l’uno e l’altra di limiti? E Dio non è il più augusto e il più antico dei limiti? E non sono forse limiti anche il Dolore, il Pudore, l’Onore, la Metrica, la Grammatica? Il Genio, la Guerra, la Rivoluzione, l’Eroismo sono forze che rovesciano e oltrepassano i limiti: sta bene, ma tali sono anche la Pazzia, il Delitto, la Rivolta, la Ebbrezza: Lieo è il Dio che scioglie dai vincoli e dai limiti! E che altro è se non un limite la patria, un limite ideale e un limite tangibile tracciato da un confine? E l’amore, infine.... Ma mi sapresti tu dire se l’amore è la più tragica o la più frivola tra le passioni umane? Dipende dai limiti: perchè di nessuna passione umana è più facile rovesciare il giudizio. Stringilo in limiti rigidi e quasi sacri — il limite dell’onore, il limite del peccato, il limite del dovere — e si riempie di scrupoli, s’infiamma, talora si trasfigura e si inciela, si insospettisce e inferocisce. Rimuovi questi limiti: e che cosa è l’amore se non un piacere intenso ma breve, che bisogna affrettarsi a godere? E perchè, quando la natura ci ha largito questa fontana di voluttà, mutarla noi stessi in un tormento? Il peccato di un uomo e di una donna fa forse vacillare l’universo sulle sue fondamenta? L’uomo che oggi si dispera e vuol morire, perchè la donna amata non lo riama, non riderà di sè stesso e delle sue smanie, di qui a sei mesi, quando un’altra gli piacerà? E perciò abolite sulla terra tutti i limiti, e l’uomo non riesce più a capire se l’Amore è un dovere o un capriccio. Le disgrazie della signora Feldmann e l’imbroglio dei tuoi passeggieri di terza classe son capitati forse in buon punto, non per dimostrarci che il mondo è depravato e corrotto, ma per ricordarci — l’avevamo un po’ dimenticato in tutti i nostri discorsi — che ai tempi moderni non manca solo una legge di osservanza interna — come l’onore e il giuramento — manca pure una morale sessuale — perchè tutte le regole che governano ancora un po’ i nostri costumi ci furono trasmesse dai tempi della civiltà limitata, e perdono forza con il perdersi dello spirito di limitazione. La signora Feldmann protesta che il marito non ha diritto di scacciarla dalla casa perchè essa non l’ha tradito, e il pubblico che Antonio non ha il diritto di sfruttare a quel modo la colpa della moglie: ma quale è la sanzione, poichè l’uno e l’altro sono persuasi di averlo, e sacrosanto, questo diritto? Tutti ci aggiriamo, cercandoli, sul luogo dove ci pare ci dovrebbero essere dei limiti: ma invano! Il segno non c’è.... No: una epoca che non sa rispondere risolutamente alla questione se New-York è bella o brutta, perchè non riconosce nè autorità nè criterio per decidere, non capisco in nome di quale autorità potrebbe dire a un uomo e a una donna: «Andate d’accordo, non fatevi dei torti, sopportatevi a vicenda, e generate dei figli». Lo Stato con la forza può imporre istituzioni e leggi: ma la sua potenza vien meno sulle soglie di Citera.... Non mi riesce di imaginare come lo Stato potrebbe costringere gli uomini e le donne ad amarsi e a generare.... Questo è uno dei limiti insuperabili della sua potenza....

In quel momento comparve la mia signora con dipinta sul volto una viva commozione: aveva visitata Maddalena, che le era parsa quasi morente, eppure non si era in nessun modo lagnata del marito, ma aveva espressa la sua gioia di riveder le bambine e le aveva chiesto quando sarebbe guarita in modo da poter ripigliare il lavoro.