— Perchè abbiamo scoperta l’America e inventate le macchine? Perchè siamo diventati ricchi, sapienti e potenti? Perchè spesso i filosofi ficcano il naso in molte cose che non li riguardano? Ma credi tu che così poco basti ad alterare l’equilibrio dell’Universo? La Vita è una cosa più semplice e chiara, che non paia a molti filosofi, oggi.... Guarda, per esempio: noi abbiamo discusso per due settimane, vivacemente, confusamente, cercando argomenti in cielo e in terra, se è meglio arricchire o studiare, coltivar campi o crear opere d’arte o inventar macchine; sino a qual punto si possa e si debba desiderare la ricchezza, cercar la verità, spasimare per la Bellezza; come si debba intendere il progresso: se noi siamo più virtuosi o più viziosi dei nostri antenati.... Ebbene? Abbiamo noi preso a discutere l’Universo tutto quanto o una questione semplice, semplice, che si scioglie con un po’ di buon senso in un batter d’occhio: questa: quali sono i rapporti tra l’Arte, la Morale, la Verità, e la Utilità o la Pratica che dir si voglia?...
— Alla grazia! Sicuro: noi abbiamo discusso semplicemente questa questione. Ma in questa questione che a lei pare semplice semplice è implicato l’universo tutto quanto!...
— Lo credi? Io direi invece di nuovo che è una questione semplice semplice, anche se a molti filosofi sembra assai oscura. La Vita non la risolve ogni giorno, senza esitare? Ma sono dei limiti vicendevoli, per Bacco! Per esempio: il senso del Bello può trattenere la Morale da certi eccessi punto estetici dell’Ascetismo; la Morale distogliere l’Arte da certi soggetti perniciosi, l’Utilità imbrigliare un po’ la Verità, ricordando all’uomo che «toute verité n’est pas bonne à dire», o impedir l’arte e la morale di divenir fine a sè stesse e disumanarsi; e via dicendo.
— Sta bene: ma quando come e a che punto l’una di queste cose deve limitar l’altra? Qui, ce la voglio.... Chi porrà il limite?
— La Volontà. La Volontà grande dei popoli e delle civiltà. Che cosa è la gloria se non lo sforzo perenne della Volontà per trarre nuovi e più perfetti equilibri e limitazioni, tra i diversi elementi della Vita universale? Dunque non ti inquietare: compi l’opera tua con fede e coscienza, senza presumerne troppo, senza offenderti troppo delle delusioni che ti procaccia, senza voltarti troppo spesso indietro: ed aspetta. Un giorno o l’altro l’atto di volontà aspettato proromperà. Da dove? Sappiamo forse noi donde è venuta la spinta che muove gli astri a cerchio delle loro orbite?
— Sarà: ma intanto il mondo moderno precipita nell’anarchia; e se l’anarchia le sembrasse un male ancora sopportabile, è minacciato dalla sterilità. Lei ha trovato l’altro giorno l’argomento decisivo contro questa civiltà illimitata, a favore delle antiche civiltà limitate. È questo; è la sterilità — inevitabile effetto del cadere di ogni autorità morale....
Il Rosetti pensò un poco; poi con fare esitante e come parlasse con sè stesso:
— E se la sterilità preparasse la rivincita della quantità e il rinascere dei limiti? In quelle antiche civiltà limitate, la popolazione non cresceva poco o spesso addirittura non scemava? Potremo noi pensare a raffinar questo gran blocco greggio che è la civiltà moderna, se gli uomini continueranno a pullulare da ogni parte? O non bisognerà allora continuare a inventar macchine, a saccheggiar territori in fretta e furia, a rovesciar tutti i limiti, a dire che è progresso il far più presto, anche facendo peggio?
Delle grida interruppero il discorso. Dei passeggeri credevano di scorgere Genova. Un cameriere porse il suo conto al Rosetti che partì con lui.
Vedendo nelle terze classi i bagagli degli emigranti accatastati nel mezzo, mi ricordai di Orsola e delle sue lettere: ma Orsola con mille discorsi, pianti e lai mi disse che le lettere dovevano avergliele rubate, perchè non c’erano più nella valigia. Le voltai indispettito le spalle, certo ormai che avevo avuto a fare con una isterica inquieta e piena di fole.