Copyright by Guglielmo Ferrero — 1915
Milano, 1915. Cooperativa Tipografia degli Operai, via Spartaco, 6
SOMMARIO
| PREFAZIONE | [pag. VII] | |
| I. | — GLI ULTIMI GIORNI DELLA PACE | [5] |
| II. | — LE CAUSE PROFONDE DELLA GUERRA | [49] |
| III. | — LA LOTTA PER L’EQUILIBRIO | [109] |
| IV. | — L’ITALIA E LA GUERRA EUROPEA | [163] |
| V. | — LA CONTRADIZIONE SUPREMA | [251] |
PREFAZIONE
Mal vezzo della letteratura presente parve sempre all’autore la facilità e la compiacenza con cui gli scrittori de! tempo nostro raccolgono in volume le loro pagine sparse. La letteratura delle gazzette e delle riviste — moltitudine di efimeri che ciascun giorno vede nascere e morire a migliaia — ha la sua ragione e la sua dignità: ma perde l’una e l’altra, se pretende di vivere oltre la breve ora assegnatale dalla sua stessa natura. Perchè dunque anche l’autore — e per la prima volta in vita sua — si è lasciato persuadere dai solerti editori di questo libro a secondare il corrotto costume del tempo?
Egli spera che l’argomento di questi studi e di questi discorsi gli varrà di scusa presso i più; e che presso alcuni gli servirà di giustificazione il fine per cui furono raccolti e pubblicati. Quale che ne sia il pregio, questi discorsi e questi studi non furono composti per servire con argomenti di occasione le passioni e gli interessi dominanti dell’ora; ma per continuare a svolgere, applicandole ai grandi avvenimenti presenti, alcune idee sulla civiltà moderna e sui nascosti pericoli da cui è minacciata, che l’autore aveva meditate ed esposte alcuni anni prima che la guerra europea scoppiasse. Curioso è spesso il destino degli uomini e delle idee. Casi ed accidenti che sarebbe inutile perditempo qui ricordare, condussero un giorno l’autore di questi saggi a chiedersi come avevano potuto, nella storia delta civiltà nostra, seguirsi due mondi, di cui l’uno era proprio il rovescio dell’altro, e quale dei due fosse il vero: un mondo — quello in cui noi viviamo — smanioso di oltrepassare sempre la meta raggiunta, animoso a procedere senza appoggi nell’ignoto, insaziabile di novità e dì libertà, tormentato da una inquieta aspirazione al meglio ed al più: e un mondo — quello in cui avevano vissuto i nostri padri — che, come il bambino il quale impara a camminare, temeva di lasciare un appoggio o di fare un passo se non vedesse vicino il nuovo appoggio a cui tender le mani, compunto di profonda venerazione verso le cose antiche, sottomesso all’autorità, tutto intento a rintuzzare con dottrine di rassegnazione e di austerità gli orgogli, le ambizioni e le cupidigie insorgenti. E paragonando questi due mondi, facilmente si accorse che il mondo moderno, se aveva compiute mille opere portentose di ogni natura, aveva però anche osato ribellarsi a quella legge dello spirito umano, per cui la certezza non può essere che effetto di una limitazione, nessuno potendo sicuramente distinguere il bello e il brutto, il bene e il male, il vero e il falso se non creda in una definizione iniziale, e il definire non essendo altro che un limitare. Ma il limitarsi era proprio l’atto che più ripugnava a questo secolo, smanioso di sempre oltrepassare la meta raggiunta: onde il secolo riprecipitava nel caos quell’ordine spirituale, che ai nostri padri era apparso come una vitale necessità della mente.
Senonchè queste considerazioni furono accolte piuttosto male: del che l’autore, se non si compiacque, neppure si meravigliò. Un secolo che ha perduta l’abitudine di paragonarsi dal basso a un qualunque modello di perfezione perchè è sicuro di essere esso il modello insuperabile, non ama sentirsi dire che qualche volta delira: e a chi glielo dice, volentieri rinfaccia di non capire il divino trasporto bacchico di un’epoca prodigiosa.... Fatto più singolare: perfino dei cattolici si unirono a quel coro! E per dire il vero anche il vituperato autore era d’opinione che questa spensierata indifferenza dei tempi potesse esser trattata con indulgenza, poichè per lungo tempo ancora, forse per parecchie generazioni, non genererebbe che delle filosofie insensate, delle arti futuristiche e dei costumi assurdi o ridicoli: tutte cose di cui nessuna è mortale. Aveva, sì, Emilio Rosetti detto, sulle soglie del Mediterraneo, che l’America, la Rivoluzione, la macchina «hanno generato un secolo senza limiti e perciò senza appoggi, nel quale l’uomo procede come un gigante che vacilla a ogni passo....». Ma chi poteva credere che in uno di questi vacillamenti il gigante sarebbe caduto, sotto i nostri occhi?