Così volle invece il destino. Ammonimento terribile all’America, l’Europa ha inciampato; è caduta sul ginocchio; si è malamente ferita; geme ora pietosamente e non riesce a rialzarsi.... E allora l’autore, che pure aveva sempre sperato di non vedere tanto orrore, ma che non si è punto meravigliato di doverci assistere, ha creduto fosse dovere ripigliar il discorso, interrotto da tante vociferazioni ed ingiurie, per dimostrare che quel caos, dopo tante filosofie insensate, tante arti futuristiche e tanti costumi assurdi o ridicoli, ha concepita nel suo grembo tenebroso e generata anche la guerra europea. E non per la vanità di raccattare in mezzo a tante rovine una prova, ahimè troppo insanguinata, di una tesi storica e filosofica; ma per aiutare ad orientarsi quanti — e sono i più — soprafatti da questa catastrofe, si chiedono oggi sbigottiti se le leggi che reggevano le cose umane fino ad ora sono state tutte capovolte o se qualche demonio, incomprensibile dalla nostra mente, è entrato nel mondo per devastarlo. Chè la mente non può capire un così smisurato fenomeno e quindi ne è soprafatta, se non guarda che quello; e se non trova il filo per risalire e comprendere la lunga preparazione storica che l’ha maturato.

Ma come chiaro apparisce invece, a chi ha trovato questo filo, il grandioso fenomeno! No: questa guerra non è una guerra come tante altre ce ne sono state, nel mondo; ma, come la Rivoluzione francese, è la crisi di una civiltà da cui nessuna cosa si salva e che per ora prende forma e aspetto di guerra. È vano illudersi. L’Europa nella quale siamo nati, non è più che un vetusto edificio in rovina. Un terremoto l’ha messa a soqquadro, da capo a fondo. Di fuori, sulla facciata, si è sfaldato l’intonaco di menzogne convenzionali, di pregiudizi e di opinioni interessate, che ne copriva le screpolature e le macchie putride: i pezzi che ancora reggono per miracolo, cadranno fragorosamente da un minuto all’altro. Dentro sono state spezzate tutte le impalcature che lo reggevano: le alleanze e i trattati di commercio, il diritto pubblico e il diritto privato, gli interessi e le simpatie. Sulla terra sconvolta, le correnti del traffico, oggi sbarrate, deviate, risospinte alla sorgente, dovranno aprirsi nuovi letti. Occorrerà domani sottomettere ad una revisione accurata le opinioni, le idee e i principî in cui avevamo creduto sino ad oggi. Nè le Dinastie, nè i Parlamenti, nè i Governi, nè i Partiti, nè alcuna istituzione sarà alla fine della guerra quale era al principio; ma in tutte sarà un impaccio, un disagio, un’incertezza, nascente dal non sentirsi più le medesime e dal sentire intorno il mondo mutato. Occorrerà rifare su nuovi modelli la Finanza e gli Eserciti di tutti gli Stati, e rifatti su nuovi modelli questi due istituti, a quanti ritocchi e riforme occorrerà sottoporre tutti gli altri!

Occorrerà infine sciogliere il gran problema della limitazione degli armamenti, dal quale ormai il nostro destino dipende. Questo secolo, che si era gloriato di rovesciar tutti i limiti, si trova ora alle prese, quasi si direbbe per castigo, con una difficilissima questione di limiti. L’illimitata gara degli armamenti — puntiglio mortale di un’epoca che non riconobbe altro freno del volere che il potere — ha generata questa guerra, che a sua volta sembra non avere limiti, nè nel tempo, nè nello spazio, nè nel modo. E finita la guerra, l’Europa o riescirà a limitare gli armamenti secondo qualche principio che possa essere lealmente applicato da tutti i governi; o precipiterà verso uno stato che, secondo le idee e i principi oggi professati da noi, dovrà essere giudicato di barbarie.

L’Europa ormai dovrà essere rifatta. Ma un’epoca non può rifare un ordine sociale, che è un mondo vivente, composto di parti diverse, se non compie un potente sforzo sintetico con il pensiero; se non scopre i nessi vitali di tutti i problemi che tra loro si intrecciano indissolubili. Perciò questi saggi — troppo piccolo contributo a un’opera gigantesca — furono raccolti in volume; non facendosi quasi nessun ritocco per riempire il distacco che separa scritti e discorsi composti a parte; curando anzi che ognuno di questi studi e di questi discorsi stia di per sè nel libro, come stette di per sè nel giornale e nella rivista che l’accolse, o nell’occasione in cui fu pronunciato. Il lettore dovrà dunque sopportare con pazienza qualche ripetizione. Ma l’autore si lusinga che non manchi al libro, ciò non ostante, una certa unità ideale, unico essendo il pensiero animatore di tutti questi saggi, in apparenza disparati e diversi: che «l’America, la Rivoluzione, la macchina hanno generato un secolo senza limiti e perciò senza appoggi, nel quale l’uomo procede come un gigante, che vacilla a ogni passo...».

Torino, il primo di giugno del 1915.

I. GLI ULTIMI GIORNI DELLA PACE
(23 LUGLIO — 1º AGOSTO 1914)

Questo studio fu pubblicato nella Revue des deux mondes il 15 dicembre 1914, sotto il titolo: «Le conflit européen, d’après les documents diplomatiques»; e ripubblicato, in una traduzione letterale, fatta per cura degli Editori, nella collezione dei Problemi Italiani con titolo nuovo: «Le origini della guerra presente». La traduzione che ora si dà alle stampe è stata curata dall’autore stesso ed è forse anche qualche cosa di più che una nuova traduzione, tanti sono i punti in cui il testo francese è stato rimaneggiato o ritoccato. Nel rimaneggiarlo e ritoccarlo l’autore ha tenuto conto del Libro Rosso Austro-Ungarico, che, quando lo studio comparve nella Revue des deux mondes, non era ancora pubblicato. Cosicchè in questo scritto si raccontano gli avvenimenti diplomatici seguiti in Europa dal 23 luglio al 1º agosto del 1914 e che misero capo alla guerra europea, quali risultano da tutte le raccolte di documenti diplomatici messe sinora a disposizione del pubblico, e cioè:

del Libro Bianco (citato L. Bianco) pubblicato dal Governo tedesco;

dei tre Libri Bianchi pubblicati dal Governo inglese — il Miscellaneous No. 6 (1914) [Cd. 7467], il Miscellaneous No. 8 (1914) [Cd. 7445], il Miscellaneous No. 10 (1914) [Cd. 7596] — che il Governo stesso ha raccolti in un volumetto: Great Britain and the European Crisis (citato con la sigla G. B.);

del Libro Arancio (citato L. Arancio) pubblicato dal Governo russo;