S. MINIATO — CHIESA DI S. DOMENICO — GIOV. DELLA ROBBIA: ANNUNCIAZIONE. (Fot. I. I. d'Arti Grafiche).

Recentemente però, importanti restauri sono stati eseguiti a questa chiesa, restituendo all'aspetto originario le tre cappelle di prospetto e rimettendo in luce non pochi affreschi interessantissimi. Quelli della cappella degli Armaleoni, che rappresentano storie della Madonna, sono della scuola dei Gaddi ed appartengono forse a Niccolò di Piero Gerini. In fondo alla chiesa poi, dov'erano in origine due cappelle, sono venuti in luce altri interessanti affreschi che possono attribuirsi a qualche scolaro dell'Angelico che li eseguì sotto la guida o l'ispirazione del maestro. Per dovizia di opere d'arte la chiesa dei Domenicani può considerarsi come il museo cittadino. Tolte dalla sagrestia e dalle altre parti del convento e disposte convenientemente nella chiesa, esse sono ora oggetto della giustificata ammirazione del visitatore. Vi sono tavole e frammenti di ancone di scuola giottesca, altre de' primi del XV secolo attribuite a Rossello di Jacopo Franchi, diverse della maniera di Fra Giovanni Angelico. Ma l'opera più interessante è la tavola che è stata posta a decorazione della cappella degli Armaleoni, nella quale le figure della Vergine in trono col bambino Gesù e dei santi Sebastiano, Rocco, Giovanni Battista e Martino vescovo mostrano tutta la leggiadrìa dell'arte fiorentina del 400.

S. MINIATO — SALA DEL CONSIGLIO NEL PALAZZO COMUNALE. (Fot. I. I. d'Arti Grafiche).

S. MINIATO — CAPPELLA DEL LORETINO — ALTARE. (Fot. I. I. d'Arti Grafiche).

Interessante è pure la tavola del XV secolo che adorna la vicina cappella, un giorno dei Samminiati.

In questa stessa cappella è il monumento funebre di Giovanni Chellini, celebre medico fiorentino morto nel 1468. È un'opera incompleta, perchè il frontespizio è un'aggiunta posteriore, il medaglione colla Vergine e il bambino è un calco di stucco ed il fondo del vano è deturpato da goffe e volgari decorazioni moderne che dovrebbero esser tolte. Tradizionalmente, il cenotafio si attribuisce a Donatello e al discepolo suo Pagno Portigiani che lavorarono insieme a San Miniato; ma l'attribuzione regge difficilmente alla critica, perchè, alla morte del Chellini, Donatello era decrepito ed il Portigiani pure era già molto vecchio.