Il torrente Zambra scorre nel centro della valle e colle sue acque alimenta numerosi mulini che costituirono un giorno la più fiorente industria di questi luoghi.

Calci, il centro più importante della valle, il capoluogo del comune, è un ridente villaggio che circonda una grandiosa e severa pieve di origine anteriore al 1000, riordinata nel XII secolo. La costruzione a tre navate ha il solito tipo comune alle chiese pisane di quel tempo; ma più della fabbrica della chiesa, suscita il massimo interesse il grandioso fonte battesimale marmoreo, nelle cui facce sono scolpite in altorilievo figure e parti architettoniche e decorative da un artefice del XIII secolo.

Calci fu da tempo remoto sotto la dipendenza degli Arcivescovi di Pisa che ebbero il loro palagio nel superiore villaggio di Castelmaggiore e più e più volte ebbe a soffrire saccheggi e distruzioni per opera delle fazioni che dividevano le famiglie pisane e soprattutto delle milizie straniere che di tanto in tanto venivano a desolare le nostre terre.

Nella Valle di Calci esistono diversi importanti edifizi religiosi. Sotto il picco della Verruca è S. Agostino di Nicosia, un giorno convento dei Canonici Lateranensi, oggi dei Francescani, che conserva nella sua chiesa parte della struttura del XIV secolo.

CASCINA — INTERNO DELLA PIEVE DI S. MARIA. (Fot. I. I. d'Arti Grafiche).

Più importante però è la Certosa di Calci, comunemente chiamata la Certosa di Pisa. L'origine di essa data dal 1366, anno in cui, col lascito di un ricco negoziante d'origine armena e con molte altre offerte di cospicue famiglie, fra le quali i Gambacorti, si pose mano alla costruzione della parte primitiva dell'edifizio. Poco dopo, colle cospicue rendite venute in possesso de' monaci e colle offerte continue dei devoti, si aggiunse il vastissimo chiostro, che, attorniato da numerose casette destinate a dimora dei monaci romiti, costituisce la parte principale, più artisticamente pregevole e più caratteristica del vecchio monastero. Ma se si toglie questa parte che appare più leggiadra e più singolare per l'effetto che producono i bianchi marmi dei lunghi colonnati che si staccano dal fondo degli uliveti circostanti, il resto si allontana totalmente dal carattere severo proprio delle antiche Certose. Le aggiunte e le trasformazioni fatte all'edifizio nel XVII e nel XVIII secolo, se valsero a renderlo quasi pari in grandezza alla Certosa di Pavia, gli tolsero ogni traccia di quell'aspetto umile e devoto che conviene all'indole di questi edifizi.