— Rigo... — ella fece con un’aria canzonatoria. Ma quella sola parola chiudeva un infinito scherno; pareva quasi domandargli: E tu? — Egli comprese l’ironia della sorella, tuttavia scosse il capo.
— Non posso, non devo ascoltarti! — esclamò duramente. — Almeno, se vuoi far questo, non raccontarlo a me.
— Forse lo farei lo stesso, e lo farei male. Mentre, se tu m’aiuti, Rigo, se mi consigli, se mi guidi con l’esperienza che hai, mi sentirò sicura. E non ne saprebbe nulla nessuno; sarebbe un patto silenzioso fra me e te, fra noi due soli... Perchè, vedi, ho per te un sentimento, una simpatia, una fiducia, non di sorella, ma più forte... Nel venire qui tremavo un poco, perchè sapevo già che t’avrei parlato di tutte queste cose... Ora che sono qui, mi sembra quasi che tu abbia un altro nome, e che non sii tu...
Gli diceva queste parole pianamente, con una intonazione quasi ambigua, con tutta l’anima sul fiore della bocca, nel desiderio d’essere intesa.
— Rafa non mi piace, — esclamò repentinamente, quasichè sentisse il bisogno di fargli questa affermazione. — Non mi piace, ma può essere molto prezioso per me, per noi... Non credi?
— Forse... — egli si lasciò sfuggire.
— Per questo l’ho tenuto a bada.
Nel suo viso di fanciulla splendeva una lucida perversità. Ella interruppe un lungo silenzio con queste parole:
— Ti vedevo così di rado, e pensavo ogni giorno a te. Quando in casa t’accusavano, io ti difendevo sempre. Quando venivi, ero contenta.
Egli si agitò come per un malessere.