Si avvicinò alla specchiera, sporgendosi un poco sopra la spalla del fratello e si guardò nello specchio. Non aveva messa veletta quel giorno; la sua pelle era fresca e rosea, le sue labbra splendevano e sorridevano anche quando eran chiuse. Lora se ne compiacque ed osservò:

— Mi sta bene questo cappello, non ti sembra?

Era di paglia, d’un’azzurra paglia lucente, con la falda rovesciata e la cupola molto alta. Aveva una guarnizione di rose rosa ed un nodo ampio di tulle. I suoi capelli riempivano tutto il vuoto dell’ala con un bel disordine di riccioli biondi. Arrigo la guardò nello specchio, sollevando rapidamente gli occhi dalla cura delicata che lo teneva intento.

— Sì, Lora, ti sta molto bene, — disse; — oppure sei tu che stai molto bene con quel tuo cappello.

— Però, come tutto è caro oggi! Un cappellino semplice semplice come questo: sessanta lire. Una rovina!

Il fratello sorrise.

— Eh, già! A te par niente, perchè sei avvezzo con certe signore che spendono per un cappello molte centinaia di lire. Ma io, vedi, faccio miracoli!

— Mi domando appunto come riesci a vestirti così benino coi pochi denari che ti passano in casa?

— Come faccio? Come faccio? Non credere che mi riesca facile. So io quel che debbo faticare! Ho un grosso conto dalla sarta, uno dalla modista, un altro dal calzolaio, e mi faccio fare la biancheria per la metà di quel che costerebbe, in un negozio dove sono amica della padrona.

— Ma come mai ti fanno credito?