— Quando posso dò loro qualche acconto. Poi le mie fornitrici son donne furbe; m’hanno guardata in faccia ed hanno compreso bene che un giorno o l’altro pagherò.

— Ah, vedo!... — egli fece, tra maravigliato e ironico.

— Poi, per esempio, certe camicette me le faccio da me; certi cappelli di anno in anno li rinfresco, li rinnovo con poche lire; le sottane qualchevolta le dò a tingere... Insomma è tutta un’arte che tu non puoi comprendere.

Arrigo non cessava dallo strofinarsi le unghie, mentre gli errava un sorriso indefinibile su l’orlo della bocca.

— E se te li pagassi io questi conti, ne saresti contenta, Loretta?

— No, Rigo; non voglio che tu spenda per me. Sei buono, ma non voglio. Del resto non darti pensiero: c’è tempo, e se qualcuno deve mettersi la mano in tasca, preferisco sia Rafa.

Così dicendo ella si mise a ridere.

— Dunque ne riparleremo.

Ella stava davanti alla specchiera e con la mano s’accomodava i riccioli.

— Il vento mi ha spettinata; dammi una spazzola, Rigo.