Parlarono.
Colei ch’era nel mezzo della camera domandò alla compagna, ch’erasi coricata:
— Vuoi già dormire?
L’altra stirò le braccia voluttuose, le gambe già pigre, diede un lieve sbadiglio e con la voce piena di sonno rispose:
— No... ancora non vorrei dormire.
L’Eugenia andò verso il proprio letto, ch’era vicino all’altro, raccolse la camicia da notte stesa su la coltre e vôltasi al letto dell’amica la buttò di traverso sul corpo di lei che giaceva.
— Come diventa liscia la pelle con un po’ d’acqua ed un po’ di cipria! — disse alla Luisa. — Tocca.
Ella trasse dal lenzuolo un braccio, e poichè la manica troppo larga le si era in quel movimento ripiegata fin sopra il gomito, col mezzo braccio ignudo toccò il braccio dell’altra, che le stava presso. E lungamente lo toccò, soavemente, con una specie di delizia, con un semiriso di piacere.
— È vero, — fece. Carezzò di nuovo: — È vero. — Poi chiuse gli occhi.
— Tu hai sonno, — disse quella che amava indugiare.