L’altra riaperse gli occhi e rispose:
— Anzi non ho sonno. Discorriamo, se vuoi.
Pigramente l’Eugenia slacciò i bottoni che le tenevan la camicia su la spalla, ed appoggiatasi contro la sponda del letto perchè non scivolasse interamente, se la lasciò cadere fino alla cintola. Il corpo ne sbocciò fuori come una pannocchia dal cartoccio.
Ora le sue reni profonde, poco arcate, larghe, apparvero intere a chi guardava. E i fianchi troppo robusti apparvero, e di scorcio la tondezza del ventre, il dondolìo di quei due seni grandi, un po’ cascanti, quasi sciupati. Con le due braccia incipriate se li accarezzò lentamente, poi li contenne, sollevandoli, non nei palmi delle mani ma sui polsi e su gli avambracci. Rideva e guardava l’amica, tra sfacciata e confusa.
— Un po’ troppo?... — interrogò.
— Forse... — disse l’altra. E risero.
— Tu, meno assai...
— Sì... — Ma per pudore si rannicchiò nel lenzuolo.
Tuttavia la curiosità di quel discorso e di quella vista la pungeva.
— Mi hanno detto che si può dimagrirli, e indurirli... Sono un po’ molli...