— Sì, ma veramente non pensavo al matrimonio.
— E cosa pensavi allora? Questo vorrebbe dire che sei anche disposta a....
Ella ebbe un piccolo moto nervoso:
— Bah!... senti... una volta o l’altra....
— Peccato! — egli esclamò con un accento di sincerità profonda, investendo la sorella con uno sguardo ch’era quasi un desiderio di lei.
— Cosa dici, Rigo?
— Dico che è peccato, molto peccato, benchè di questo, in fondo, non vi sia nessun giudice migliore di te.
Egli metteva nel tono della voce una sarcastica irritazione quasi un veemente rancore. Anche la sua fisionomia s’era un poco mutata.
— Dici che è peccato? — ella rispose dopo una riflessione. — Ma, ragiona: che avvenire ho io davanti a me, nel quale mi sia lecito confidare onestamente? A parte questo matrimonio, di cui parli ma nel quale non credo, chi altro mi sposerà? Un signore dal quale possa attendermi la vita che voglio, certamente no. E allora chi? Un bottegaio? Un droghiere qualsiasi come quello che ha sposato Luisa? Eh, no, via! Ti sembro fatta per andar a vendere la cannella ed i pani di zucchero? Poi no, insomma! Questi, per me, non son uomini, e piuttosto che fare quella vita mi metterei sottobraccio al primo venuto e me n’andrei via. Ti ho già detto che i miei gusti sono come i tuoi: tu non eri nato per startene in un negozio, e neanch’io. A te piace vestirti bene, avere una bella casa, poter spendere, andare a teatro, frequentare persone eleganti, vivere insomma... e tutto questo piace anche a me. Tu ci sei riuscito come hai potuto... anch’io sono pronta a riuscirvi come potrò.
Parlando, gli era venuta vicino e familiarmente or l’aiutava ad allacciarsi le brettelle, come se non vi fosse alcun impaccio fra loro. Eran davanti l’armadio a specchio e si vedevan riflessi tra il contorno della camera.