Un’idea tempestosa gli rabbuiava il cervello, gli contorceva i nervi, dolorosamente. Lo prendeva una voglia insensata d’affacciarsi all’uscio per guardare; doveva compiere uno sforzo quanto mai violento per allontanare da sè la tentazione.
— Permetti che mi serva della tua cipria? — ella domandò.
— Se vuoi; ma ce n’è un’altra più fina, lì presso, nella scatola d’argento.
— No, voglio la tua.
E la immaginò che s’incipriava, che s’incipriava le braccia, la gola, il viso; gli parve di sentir l’odore che aveva la sua pelle commisto a quell’odor di cipria. Buttò il giornale, accavallò le gambe, si mise a martellarsi con le dita i ginocchi, poi gli venne una specie d’ira gelosa, pensando a quel Rafa che la voleva.
— Ti annoi, Rigo?
— No.
— Che fai laggiù?
— Fumo.
Ella esitò un momento, poi disse: