Egli l’andò a cercare; le disse:
— Lascia fare a me; t’aiuterò io.
Appoggiò un ginocchio a terra, davanti la sedia ov’ella sedeva; su l’altro suo ginocchio le fece posare la gamba semiscoverta e con delicatezza si mise a calzarla.
— Oh, come sei bravo! — ella esclamò. — Devi certo averne l’abitudine.
— Sì?... ti pare?... E pensa che non amo far questo per nessuno... Mi credi? — E non si moveva di lì, battendole il corno leggermente su la caviglia calzata di seta.
— Vedi che piedino piccolo? — ella disse movendolo. — È più piccolo il mio o quello della tua amante?
— Il tuo.
— Ora ti sarai impolverato; álzati.
Si levò in piedi e le rimase vicino, come un uomo che si sentisse prendere da uno stordimento. Vedeva que’ due seni, troppo forti per la sua verginità, que’ due seni divisi da un incavo profondo, che rompevano fuor dal busto come pannocchie dal cartoccio; li vedeva, oscuri e gonfi, traverso la scollatura del copribusto. E la sua tentazione fu così forte che non seppe resistere: una mano gli corse involontariamente a carezzare la sua gola nuda. Ma disse, a mo’ di scusa:
— Guarda, v’è un po’ di cipria...