Aveva una bella casa; in quella casa ove altre amanti erano andate, ella pure si sentiva invadere dal lor medesimo turbamento; avrebbe voluto che, invece di Arrigo, si chiamasse con un altro nome, per potergli dir come loro: «Ti voglio bene...» per poterlo baciare senza paura e senza fine.
Nella sua fragile anima succedeva una grande cosa. Tutto il giorno stava pensando a lui, le ritornavan le sue parole come un’eco ininterrotta, e rivedeva i suoi forti occhi, un po’ accesi, tutte le notti, quando si coricava. Egli era qualchevolta con lei dolce come un bimbo, qualchevolta irascibile come se la odiasse. Perchè? Sovente in un solo gesto furtivo e rapido della sua mano ella concepiva il pericolo di sentirsi afferrata, carezzata, sopraffatta; ma questo pericolo insieme le piaceva... Perchè? C’era forse una forza oscura, invincibile fra loro?...
— Ti annoi di rimanere con me? — domandò Loretta con una voce insidiosa.
— Mi piace rimanere con te, — diss’egli. — Mi piace più che ogni altra cosa.
Ella gli mandò uno sguardo soave come un bacio. Poi ch’ebbero parlato e riso e bevuto, si sovvennero di guardar l’ora. Mancava un quarto alle due.
— Dio buono! — esclamò Loretta. — E la mamma che voleva rimaner desta finchè fossi tornata!...
— Dirai che lo spettacolo è finito tardi.
Si levaron frettolosi, poichè bisognava ch’ella si mutasse ancora d’abiti. S’avviarono.
La notte, come una splendente cortigiana, s’era messa tutte le sue collane di stelle; ai piedi, alle mani, per tutto il suo corpo immerso nella primavera, brillavano gioielli d’inestinguibile splendore. Saliva dentro il cielo curvo il respiro della città addormentata.
E quel po’ di chiarore che, andando, si vedeva qua e là tralucere da finestre chiuse, nelle case addormentate ove brillavano i nascondigli dell’amore, e quel fantastico apparire di coppie nottambule fuor dai vicoli oscuri, e quel profumo d’invisibili giardini che soverchiava le muraglie, e il sonnolento andare dei cavalli sui selciati sonori, e quel silenzio che incantava la notte fra le ventate del mese di Marzo, tutto questo insieme, come un sottile malefizio, come una subdola poesia, esagitava nei loro cuori malati il fantasma nascosto.