— Senti... — ella fece. E colle mani congiunte gli piegò il collo per parlargli all’orecchio.
Disse, in un bisbiglio, in un alito, in un bacio:
— Mio amore... mio amore... anch’io vorrei... come te...
Con le labbra calde, avide, egli la baciò sul collo nudo. Ella dette un piccolissimo grido, si scoverse con furia la gola, si torse, tremò.
— Sì, báciami!... tutta... tutta...
Gli offriva la sua gola turgida, calda, che ansava, ed il collo, il petto, le spalle: tutta la sua nudità odorosa, cercandolo con la bocca convulsa, velando gli occhi appassiti come due viole mammole.
Era scapigliata, piena di vampe, bellissima.
— Che fai? che fai?... che fai!... — gridò egli dissennatamente.
— Báciami!... — ella ripeteva ostinata, contraendosi nella febbre del suo tormento. — Báciami ancora, tutta...
E quand’ebbe estenuata ogni forza nell’attorcigliarsi contro la sua persona, quando gli ebbe convulsamente cacciate le mani entro i capelli, ferita la bocca, bevuto il respiro, d’un tratto imbiancò, s’ammollì come un cencio, rise, pianse, gli rimase tra le braccia, inerte.