— Ora, sentite, Rafa. Non so quale opinione abbiate di me, anzi non me ne curo. Tutto può farvi credere ch’io sia capace anche di vendermi... e questo non mi offende, perchè una volta di più confesso che la colpa è stata mia. Vedete che parlo apertamente, come non ho fatto ancora. Però, se credete questo, v’ingannate. Non ho bisogno di nulla: da casa mia ricevo tutto quanto m’occorre, potrei ricevere molto più se volessi sottostare a certe discipline familiari che son contrarie al mio carattere. Non siamo ricchissimi, però vedete che mio fratello, per esempio, fa una vita invidiabile. Se domani volessi maritarmi, potrei scegliere, e scegliere bene, come ha fatto mia sorella, perchè ho pure una sorella. Ma tutto questo non mi piace. Vi ho già detto che sono una ragazza diversa dalle altre. Appunto per le mie idee singolari, mi sono già messa in urto con la mia famiglia; ho preteso ad una specie d’indipendenza, ed avrei fatto anche di più, se non avessi paura precisamente di mio fratello.
In tutto questo si sentiva la zampa d’Arrigo, ma era detto bene, con disinvoltura, con un certo calor naturale che ne accresceva la persuasione. Riprese:
— Che volete? Non mi sento nata per avere un marito mediocre, molti bambini, e litigare con le serve come fa mia sorella. Credo che nella vita ci sia di meglio, e, se m’inganno, avrò il coraggio di non pentirmene. Sposarmi o non sposarmi, questo forse non è l’essenziale. Voglio amare, anzi tutto, ed essere amata, sopra tutto. Un giorno o l’altro me ne andrò; farò probabilmente per qualcuno quello che voi mi domandate ora; ma non per un uomo il quale garbatamente mi offra un prezzo, dispostissimo dopo, quando m’avesse innamorata e... sciupata, a lavarsene le mani, continuando per la sua strada. Eh, mio caro, ho vent’anni, ma conosco un po’ la vita!
Rafa l’ascoltava e la guardava, sorpreso e perplesso, come alcuno che per la prima volta si trovi davanti all’aspetto vero d’una persona male conosciuta.
— Ma io, — disse — non ho mai avute le intenzioni che m’attribuisci, e quello che tu cerchi potrei appunto esser io.
La ragazza si passò l’ombrellino dietro la schiena, e tenendolo a guisa di sbarra nella piegatura delle due braccia, inarcò la sua bella persona, dondolandosi con una specie d’insidia e lasciandosi venire a fior di labbro un sorriso pieno d’ironia:
— Tu?... — fece. — No! Voi non mi amate abbastanza per questo.
Nella gabbia rugginosa i quattro fagiani si spulciavano le penne antiche, lasciando pendere le code mozze con una inerzia piena di malinconia.
Era il Maggio, il bel Maggio de’ fiori; le aiuole saltavano fuor dal verde come smalto vivo; l’ombra, nelle boscaglie, si colorava del color del sole.