Aveva passata qualche notte insonne, con il pensiero torbido che le accendeva il sangue, facendola rivolger nel letto e smaniare nelle dure pazienze della verginità.

Quando giunse Arrigo, ed appena intese il rumore del suo passo, ella temette di non potersi levare, dubitò che ognuno vedesse il suo turbamento, poichè si era sentita il sangue scorrer giù dalle vene del viso.

Egli pure non aveva quella sua spavalderia consueta, non era franco, si moveva e parlava con un certo impaccio, evitava di guardare Loretta.

— Visto che sei pronta, ti conduco fuori a pranzo, se vuoi...

— Ben volentieri, — ella fece.

Il padre, la madre, non osarono dir nulla; solo Paolo osservò:

— Sarebbe più semplice che rimanessi qui anche tu. Una volta ogni tanto non ti farebbe male.

— Verrò un’altra sera, se vi fa piacere, — Arrigo rispose con una certa umiltà. — Questa sera fa così bel tempo, che preferisco mangiare all’aperto.

— Bene, bene; dicevo per dire.

Stavano mettendosi a tavola; Paolo era già seduto davanti al suo tondo; aspettava. Padre e madre si tenevano in piedi, un po’ irresoluti, come se ricevessero in casa loro una visita inconsueta.