Ora qualche strato di nebbia rosea intorbidava la trasparenza del cielo; pioveva per intorno una chiarezza pervasa d’ombre; lungo una strada fiancheggiata d’alberi li investì, li ravvolse, li inebbriò, il profumo dei tigli che fiorivano.

Loretta si era tolto un guanto, aveva preso una mano del fratello ed intrecciava le dita nervosamente nelle sue.

— Ho quasi voglia di piangere... — confessò con una voce tormentata.

— Perchè, Lora?

— Non so... non so; oppure non te lo posso dire...

— Non dire niente, Lora, ma non piangere, — fece Arrigo, tentando con ogni sforzo di reprimere la sua commozione. E le carezzò la mano.

— Perchè mai non sono più allegra come l’altra volta?

— Invece devi essere allegra! dobbiamo ridere! Non pensare ad altro.

Ella si tese a lui come per fargli conoscere il suo amore.

— Vorrei che tu mi volessi bene... — disse di nuovo, tutta fremente, in un bisbiglio. — Ma invece questo non può essere... È vero che non si può?