— Non bisogna vincerla, — disse oscuramente. — Anzi bisogna guarirne.
— È dunque un male così grande?
— Sì, un orribile male. Anche il parlarne, anche il pensarvi è male.
— No, — ella disse con fermezza. — No!
— Vedi, se tu potessi avere un altro nome che il nome di sorella... Non senti come suona male su la mia bocca?
— Un nome!... cos’è un nome? — ella fece.
— Ma è tutto, poichè vuol dire qualcosa, poichè racchiude il peccato più grande che vi sia nell’amore.
Ella ebbe un gesto vago, ed un sorriso.
— Non importa, — rispose. — Io non ti considero per tale; non sento affatto che tu sia mio fratello. Paolo è mio fratello, tu no. È una cosa del tutto diversa. Non mi ricordo nemmeno più com’eri, quand’eri mio fratello, cioè quand’eravamo bambini. Ora tu sei un altro.
Fece una pausa, indi ricominciò: