— Dopodomani non è oggi; e insomma vattene perchè mi secchi!
— Ah, basta!... non parlo più! — ella disse, cacciandosi le mani entro le tasche del grembiule di percalle e facendovi suonare un gran mazzo di chiavi. Ma non se ne andò. Era curiosa, pettegola, bisticciosa, petulante, avida, e però il cuore, sotto quei novanta chili di carne flaccida, era rimasto un buon cuore di vecchia prostituta che nelle sue discepole riviveva la storia del proprio passato, senza riuscire a nascondere un senso d’invincibile maternità.
— Sentiamo, — ella fece autorevolmente, — cosa c’è di nuovo allora?
La Mercedes, in busto e mutande, si mise a sedere, con le gambe accavallate, sul bracciuolo della poltrona dov’era il giovine.
— Ho fatta una sciocchezza, — egli disse, battendole col palmo sul nudo della coscia; — una sciocchezza grave.
— Cos’hai fatto? — interrogò la Mercedes, mentre l’altra sogghignava.
— In campagna... — diss’egli a mezza voce; — sapete... come accade spesso nelle case di campagna...
— Ha un bel dire, ma quel muso li viene a batter cassa! — interruppe la vecchia con un cipiglio infernale.
— Al diavolo! — interruppe Arrigo levandosi. — Ho resa incinta una ragazza!
— Eh?