— Sei triste?

Egli non rispose.

— Sei malato?

Egli le prese repentinamente un braccio, che aveva nudo fino al gomito fuor della manica larga, e lo baciò.

Si levarono; andarono in una saletta vicina, una di quelle stanze intime che la signora d’una casa adorna con amore con leggiadria, perchè somiglino a lei stessa; e rimasero in piedi, vicini, perplessi, come se ubbidissero entrambi ad una specie d’esitazione.

Sui tavolini le scatolette d’argento, le boccette di cristallo, scintillavan nella penombra; un buon odore di mughetti freschi empiva la stanza.

Ella conosceva quelle ore, conosceva quel viso di lui. Dalla tenda pertugiava un vapor di sole color d’ambra.

— Che hai dunque? — domandò con paura.

— Ho perduto ancora, — disse Arrigo duramente, senza guardarla.

— Ah... — ella fece, impallidendo. E chinato il viso, restò a fissarsi la punta della scarpina, che si agitava fuor dalla balza della vestaglia ondosa. Una lacrima le scivolò dalle ciglia per il viso bianco.