— Quindicimila lire, e per questa sera. — Buttava le parole aspramente come se gli ardessero la bocca. — Ne ho pagate settantamila in tre giorni, ne devo quindici ancora.
Ella si lasciò cadere le braccia lungo i fianchi con un gesto pieno di sconsolatezza, e disse fievolmente:
— Sai bene che non posso più...
— Ma io non ti chiedo nulla! — egli rispose con ira, scrollando le spalle.
Una luce tetra gli balenò negli occhi, una specie di sarcastico riso gli orlò la bocca; s’andò a cacciare in una poltrona profonda, piegando il mento sul petto.
— Non fare così! non fare così!... — ella gemette, cacciandosi le dita fra i capelli, premendosi forte le tempie come per contenerne i battiti. Poi camminò verso di lui quasi macchinalmente, s’inginocchiò sul tappeto come se vi cadesse, e poggiandogli la fronte su le ginocchia ruppe in lacrime.
Egli le posò una mano su la nuca, lievemente; si morse il labbro, come per inghiottir qualcosa d’amaro che gli salisse alla gola, e con una voce soffocata le disse appena:
— Via, non piangere...
Ma ella singhiozzava più forte.
— Clara... — pregò egli, scoprendole dai capelli tutta la fronte.