— Vedi: la mia vita è sempre in bilico sovra un precipizio. E tutti rideranno quando finalmente vi cadrò.
— Povero amore mio... senti, senti... non devi dire queste cose. A tutto si rimedia. Io...
— No, tu no! Tu sei stata sempre troppo buona con me.
Ella trasse un profondo sospiro:
— Oh, se mi ascoltassi un poco!... se tu mi volessi ancora un po’ di bene!...
— Te ne voglio, Clara, lo sai...
— No, no... — E c’era nel suo viso l’espressione d’una rinunzia inconsolabile.
— Non piangere dunque. Sii buona, guárdami. Se tu sapessi quanto mi ha fatto bene venire qui. Ero come un pazzo. Ma non piangere, via, non piangere!
Con un fazzolettino minuscolo ella si rasciugò gli occhi; ma più li tergeva, e più eran lacrime nuove. Allora egli la baciò su la bocca, su gli occhi, su la fronte. Quella bontà e quel dolore lo vincevano insieme, senza simulazione. Ella, incoraggiata, insinuò le dita fra i suoi capelli folti. Era in lei un gesto abituale; quelle sue lunghe dita sottili vi entravan come un pettine.
— Se fossi ancor ricca come una volta... — ella disse. Ma vedendo ch’egli si turbava, súbito corresse: — No, non sei stato tu: siamo stati un po’ noi, tutt’e due insieme... Bisognerà mettere un sesto a tutte queste cose. Ho molte gioie ancora, ho la casa... Dovresti aiutarmi.