— Sì, Clara, vi penseremo.
— C’è anche un po’ di denaro alla Banca, ma quello...
— Non voglio, non voglio, Clara!
Con una carezza ella gli impose di tacere.
— Quello è di Adelina, e non dovrei toccarlo. Ma, insomma... lo renderò. Certo: noi venderemo la casa, perchè Lela non ci deve perder nulla, è vero? Ma anche tu non devi soffrire. Io non posso vederti così. Va presto, va e ripósati. Non pensare più a nulla. Dormi qualche ora. Io telefonerò súbito all’amministratore. Mi farà certo una scenata... ma non importa.
— No, Clara, non voglio! non è possibile! non posso più accettare! — egli esclamava con sincera veemenza. — Sono venuto da te perchè mi sentivo solo e perduto... ma non voglio rovinarti ancora. Potrò forse trovare altrove quel che mi abbisogna; lasciami cercare almeno.
Ella strisciò contro di lui, lo avvolse nelle sue braccia deboli, sorrise con fedeltà, vicino alla sua bocca.
— No, amore, tu devi solo dormire, fare un buon sonno; vedi come sei stanco? Prima di sera tutto sarà in ordine. Non pensarvi più.
— Come sei buona! come sei buona!... — egli balbettava, un poco tremando. E con un atto di vera ribellione contro se stesso:
— Ah, che vigliacco sono io! — esclamò.