— Dammi il canocchiale.

Per guardare si protese innanzi, afferrandosi al suo braccio.

— Non vuol star fermo, — disse.

— È un cavallo bizzarro: se parte bene vince, se no...

— Sono partiti!... — ella esclamò, stringendo il suo braccio. — Dómino è davanti!

— C’è tempo, — egli fece; e si mise a guardare.

Passarono in gruppo serrato, levando su dal terreno un rimbombo veloce; alla curva si piegarono come un sol corpo su lo steccato.

— Dómino cede, — disse Loretta che li seguiva palpitante.

— No, è tenuto, — rispose Arrigo. — La corsa per lui è ottima.

Si confusero laggiù, tra gli alberi. Ogni tanto, nel folto, un po’ di bianco, di giallo, di rosso, e qualche criniera. Comparvero lontani, all’ultima curva, già distanziati l’un dall’altro, e bassi, appiattiti sul terreno, fra un saettar di scudisci, sbucarono in dirittura.