— Che peccato! — fece Loretta. — Hai perduto allora?
— Ho Dómino piazzato e non perdo nulla; ma credevo di vincere.
— Ti secca molto? — ella domandò al fratello, vedendolo un po’ rabbuiato.
— Bah! sono sciocchezze! Andiamo.
Scesero. A piè della scalinata s’incontrarono viso a viso con Rafa. Tutti e tre, per un moto istintivo, rimasero perplessi.
— Addio, Giuliani, — disse Arrigo seccamente.
— Buon giorno, Ferrante, — rispose l’altro, molto impacciato, levandosi il cappello con un saluto cerimonioso. Loretta, ch’era più padrona di sè, gli mandò un rapido sorriso. Arrigo fece atto di proseguir oltre, ma Rafa, superata la prima confusione, mostrò di non volerli abbandonare. Dopo lungo riflettere aveva concluso fra sè che il miglior espediente fosse quello di farsi presentare a Loretta dallo stesso fratello, e ne spiava l’occasione.
— Hai vinto, Arrigo? — gli domandò.
Stava di fronte a loro, fra le due ringhiere della scalinata, ed impediva il passaggio.
— Ho Dómino piazzato, — questi rispose, non potendo farne a meno.