Rafa, in quel mentre, vedendo Arrigo tutto rivolto verso i cavalli partenti, cercava di parlar sottovoce a Loretta. Ma ella, dopo avergli fatto qualche segno perchè smettesse, deliberatamente gli volse le spalle, e, poggiatasi contro il fratello, si sporse in fuori onde scorgere i cavalli.
— Ecco: partono! — esclamò Arrigo. — Poi súbito: — No, hanno strappato i nastri. Partenza falsa. Peccato! Arianna partiva bene.
— E Missolungi? — domandò l’interlocutore, che, piccolo, senza scanno, schiacciato tra la folla, non poteva puntare il suo binoccolo.
— Missolungi anche, — rispose Arrigo.
La partenza fu lunga e laboriosa; finalmente s’intese da più parti un grido: Sono partiti! E il campanello squillò.
— Una partenza magnifica! — disse Arrigo. Loretta gli si era poggiata sul braccio e guardava sopra la sua spalla.
Un sole in cui pareva scintillasse il pallido oro dei primi frumenti si aperse un varco nel sereno e di nuovo inondò tutto il campo. Veniva, davanti al manipolo volante, per la terra sonora, un rombo sordo.
Erano tutti in gruppo, a un’andatura velocissima, con Missolungi in testa e Samaritana poi, i due francesi su l’ala, Arianna allo steccato, Bloomy Boy in coda. Passarono in quest’ordine alle tribune, senza che nessuno cedesse d’un palmo. Alla prima curva Bloomy Boy guadagnò tre posti; all’altra curva il gruppo s’allentò un poco. Nel prato la gente correva inseguendo i cavalli; nelle tribune era un gesticolar confuso, un vociare altissimo. Missolungi era sempre in testa e galloppava con lena. Questo nome già empiva l’aria.
— Dov’è Arianna? — domandò Loretta.
— È quinta; ma va bene.