Erano alle prime tribune, e Bloomy Boy cedeva, Versilia pareva ormai incapace di contendere la vittoria al più robusto francese, benchè assillata dagli urli de’ suoi partigiani, quando si vide Arianna, su cui nessuno più contava, con una volata magnifica saettar fuori dal gruppo, e frustata, e spronata, e portata di peso dal suo fantino, assalire i tre primi, giungere con il muso alla coda di Gabriel. La folla, che improvvisamente cambia idoli, negli ippodromi come nelle piazze, non dette che un urlo frenetico: — Arianna! Arianna!....

— Vince! Vince! — gridò Loretta, piena di trepidazione, al fratello che sentiva leggermente tremare.

Egli non rispose: voleva con la sua forza spingere la generosa bestia sfinita.

Gabriel non aveva contato sopra quest’avversaria inattesa, credeva per sè la vittoria e quell’uscita era stata così fulminea che s’era lasciato avvicinare alla sprovvista. I due fantini battevano, battevano a forza di braccia, di pugni, di sprone, per quel centimetro che li avrebbe fatti vincere.

Mancavan pochi metri al traguardo, e Arianna stava ora con il muso al ventre di Gabriel, alla sua spalla, al suo collo... era quasi con lui.

La folla ondeggiava burrascosa, urlando, acclamando. Non erano più due cavalli, ma due razze, due paesi, due patrie in gara. Tutto il cielo era ingombro di questo nome d’Arianna, che in quel momento suonava come il nome d’Italia.

Sfiniti, quasi convulsi, il loro cuore d’animali da corsa, nobile come un cuore d’uomo, li reggeva in piedi, li faceva lottare disperatamente per quell’ultimo palmo di terreno.

Allora fu la potenza della folla che la portò, fu la spinta di quelle centomila anime protese verso di lei, fu la volontà tremenda, immensa, fisica, della moltitudine, che le fece fare nell’ultimo metro il salto più lungo, che le fece avere nell’estrema tensione il più lungo respiro, e forse perchè v’era nel suo nome un grido di patria, col suo piccolo muso di gazzella, sul filo del traguardo, Arianna passò.

Una specie di delirio sollevò la folla; si vide gente correre, ballare, invadere la pista, scender giù dalle tribune a precipizio, battendo le mani, gridando.

Cavalla e fantino ritornarono tra un’ovazione di popolo.