— Non importa; lasciami stare.
Il domestico, senza nulla comprendere, ubbidì. Arrigo s’era sprofondato in una poltrona, e vi stava, piegato su sè stesso, con una specie di sinistra immobilità. Come un cane alla catena, avrebbe voluto assalire, mordere. Si vedeva, lontano da lei, in un’altra città, in un albergo, fra la gente, solo. S’immaginava il domani, il risveglio del domani, se pure avesse trovata qualche ora di sonno. Ecco: non avere più lei vicina, rinunziare alla funesta inebbriante gioia di rivederla, di respirare l’alito della sua bocca, di toccarla, di camminarle presso, e curvarsi, pur disperatamente, su la vertigine di quel peccato. Andare via così, di nascosto, senza darle un bacio, senza dirle nemmeno addio...
Ella verrebbe a cercarlo, forse quella sera stessa, prima del pranzo, come soleva; e non lo troverebbe più. Sarebbe rimasta su la soglia, perplessa, un poco pallida; poi se ne sarebbe tornata via, tacendo, a fronte china, con qualche lacrima negli occhi. Tutta la notte avrebbe forse pianto, senza potergli scrivere una parola, senza poter conoscere in alcun modo il suo distante rifugio. Chissà, forse avrebbe anche pensato ch’egli non l’amasse più.
Era una fanciulla nel primo fiore, con l’anima irrequieta e gaudiosa, con un cuore lieve; la lontananza l’avrebbe insensibilmente guarita: e questo egli non voleva.
Ma invece, per guarire lui, nè il tempo nè lo spazio non sarebbero mai bastati; quel fantasma l’avrebbe inseguito come una presenza dappertutto visibile, per ogni strada ove andasse in cerca di riposo e di oblìo. Mesi ed anni non sarebbero bastati a guarirlo di quel male, tanto le sue carni soffrivano di lei, tanto ella si era già mesciuta, commista, nelle sue profonde vene.
Nè i mesi nè gli anni per guarire lui, e non la lontananza e non gli svaghi e non più alcuna fra le cose che un tempo erangli piaciute. Ora si mutava; un uomo dissimile da quello ch’era stato veniva con questo male ad abitare in lui. Cercava sè stesso e si ricordava di sè come d’uno straniero.
— Signore... — disse timidamente il domestico, avanzando ancora il capo dietro l’uscio.
— Che vuoi?
— Parte forse ad un’altr’ora?
— No, non parto! non parto più! — egli rispose impetuosamente. — Apri quei bauli.