— E dove andrai? — gli domandò la fanciulla dopo una lunga pausa, con la voce che le tremava.

Quel suo pallore, quel suo tremore gli producevano al cuore la sensazione d’una carezza. Egli fece con la mano un gesto vago:

— Non so, non importa... molto lontano. Per respirare!

— Ah...

Egli si compresse con le due mani il petto e ripetè:

— Per respirare!

Capricciosa com’era, bambina com’era, ella s’andò a sedere sopra una poltrona e ruppe in lacrime. Egli si mise a camminare senza guardarla; ma quando le passava presso aveva ogni volta la tentazione di afferrarla tra le braccia. Ella era poggiata contro la spalliera, il viso raccolto nel braccio, a metà seduta sul fianco, a metà inginocchiata. Le usciva di sotto la gonna la balza d’una sottanella greggia con i pizzi bianchi; ad ogni suo singhiozzo gonna e gonnella facevan romore. Una mano le cadeva lungo il fianco, stringendo un fazzolettino intriso di lagrime.

La guardava e soffriva. Era una cosa sua, nella sua casa, nella sua camera, vicino al suo letto; avrebbe potuto chinarsi e baciarla, dirle una parola d’amore, fra i baci, e farla sorridere di nuovo. Era così facile far sorridere quella sua bocca rossa! Avrebbe anche potuto svestirla, prenderla in braccio come una bambola viva, odorosa, disciogliere i suoi capelli, assaporare la sua bocca, coprirle di carezze la gola, il seno, le spalle, stringerla fino al dolore nelle sue braccia forti, sciuparla con la sua passione, saziarsi di lei... Tante cose avrebbe potuto, e non osava. Nessuno era fra loro, e pur non osava. Quale forza oscura impediva il suo terribile amore? Quali abissi erano in lui, che si colmavano di spavento?

E quasi gli piaceva di vederla soffrire. Nulla disse, non le diede neppure una carezza, e tuttavia si sentiva felice ch’ella fosse lì, felice di non essere partito, di non aver rinunziato ancora, per sempre, a quel tormento ineffabile.

Camminò per la camera toccando vari oggetti ch’erano sui tavolini. Prese le chiavi lasciate dal domestico, se le mise in tasca, e suonarono. Andò verso la finestra semiaperta, si lasciò investire, avvolgere, dalle tende che un soffio di vento gonfiava come pigre vele; passò vicino ad un vaso dov’erano alcune rose ancor fragranti, che cadevano, raccolse un pugno di petali, e tenendoli nel palmo vi tuffò la bocca, vi morse.