Dalla strada veniva sempre quel rumore di veicoli e di gente, or forte, or lieve, quel rumore incessante, confuso, discorde, che sale dalla vita di tutti, mentre, dietro i muri e nel silenzio, per le case degli uomini, passa talvolta la tragedia senza mandare un grido.
Un lume d’oro si diffondeva nella camera col cader del giorno; una lama di sole, entrando per la tenda gonfia, colpiva uno specchio su la parete opposta rompendolo nei colori del prisma.
Ella si levò; aveva gli occhi rossi, i capelli in disordine, un singhiozzo fermo a sommo del petto, nel gonfiore della gola. S’avvicinò a lui, esitante, lo prese per un braccio:
— Davvero te ne vai?
Egli chiuse gli occhi per non guardarla.
— Sì, Loretta, vado via...
— Perchè?
— Lo sai perchè.
Ella si torse, con un movimento femineo, come per fargli sentire su tutto il corpo la carezza della sua persona; gli venne contro, gli nascose la faccia ancor umida contro la spalla, e disse piano, ma con un singolare brivido:
— Portami via con te.