Egli ebbe un sussulto.

— Con me?...

La visione gli balenava in tutto l’essere, radiosa.

— Sì, con te! dove tu vuoi... con te.

Le sue braccia gli si annodavan intorno al collo, formando una fragile, fortissima catena. E così vicini, così avvinti, guardarono per un momento la felicità che passava nel loro impossibile sogno.

Andare via, fuggire, perdersi, vivere tra gente straniera, che ignorasse il loro peccato; contaminarsi della colpa irredimibile, scendere nel divino perdimento, con la sola paura che fosse necessaria per goderne ancor più... Ed ella, che ignorava il peccato, tremò, come se ne fosse già tutta coverta.

Ma egli ancora si vinse, ancora si sciolse da lei.

— No, lásciami, lásciami! Tutto questo è un tormento che uccide!

Gli errava per la faccia livida una buia disperazione, le sue mani brancolavano sul tremore di lei. Era venuta ella stessa in tanta esasperazione che ormai non poteva essergli vicina senza che una specie di svenimento le scendesse per tutte le vene, soave come una morte che disánimi a poco a poco, senza far male. Talvolta un dolore acutissimo le batteva nel grembo, la torceva come una mano crudele.

— Anch’io non posso più... — balbettò. — Quando mi tocchi, quando mi guardi, mi sento così male, così male...