E il lago faceva oscillare le sue calme onde luminose davanti alla contemplazione de’ lor occhi senza colore; le montagne, fasciate di vapori turchini, buie di foreste, bianche di ville, drizzavano contro il cielo fiammeggiante i loro impetuosi vértici; la riva, coltivata a vigne, dorata di frumenti, sciorinava la sua pigra fecondità sotto la magnificenza del sole.

Eran dunque partiti, ma non senza contrasti, poichè la famiglia non vedeva di buon grado quella inattesa partenza. Certo nessun dubbio contaminava quelle anime semplici; ma, forse un presentimento oscuro, un sospetto senza precisione, generato anche dalla lor titubanza, persuadeva i genitori a non favorire questa soverchia familiarità del fratello con la sorella minore.

Inoltre, da qualche tempo, Loretta era mutata in un modo singolare; le si leggeva nell’espressione del volto un non so che d’ambiguo, d’insolito; ed era mutata proprio da quando Arrigo aveva cominciato a prendersi cura di lei. Ella, involontariamente, odiava questa sua famiglia, dalle idee grette, severe, meschine, questa famiglia ch’era il solo inciampo alla possibilità d’ogni suo desiderio, ed oscuramente lasciava sentire quest’odio, lasciava comprendere ch’era solo felice quando poteva uscirsene con Arrigo, evadere dalla prigionìa familiare, allontanarsi dalle mediocri loro abitudini.

Ed il primogenito, che una volta bazzicava così di rado nella casa paterna, or vi giungeva quasi ogni giorno, qualche volta stralunato, qualche volta con l’attitudine e con il pretesto di colui che voglia nasconder la ragion vera della sua visita. Non era stato mai tenero d’affetti familiari, e queste sue più che fraterne attenzioni per la sorella minore sembravano per lo meno singolari. Poi, quest’uomo arrogante, che non aveva mai sofferto alcuna ingerenza ne’ fatti suoi, or qualchevolta appariva titubante, quasi umile, e si studiava di dare una ragione d’ogni suo passo; talvolta guardava il suo vecchio padre, la sua vecchia madre, con uno sguardo paurosamente filiale, che i suoi occhi non avevan mai saputo esprimere.

Paolo, il fratello minore, il giovine dal cranio rotondo, dagli occhi un po’ intontiti, Paolo, che mostrava per la sorella un’antipatia irriducibile, per il fratello un certo disprezzo, non lesinava le sue ironie un po’ grossolane su que’ due che se la facevano da signori, prendendo a prestito le penne del pavone. E poi c’era quel terribile Riotti, che per nulla al mondo avrebbe rinunziato a soffiare quali che malignità su quanto accadeva nella casa del vicino. Non che la sua mente sobria potesse mai giungere a concepire manco per sogno la possibilità d’un amore simile; ma egli vedeva la cosa sotto un altro punto di vista, e cioè vedeva che la figlia ultima dell’occhialaio stava per divenire in femmina ciò che il primogenito era stato in maschio. E comprendeva benissimo, lui, che facessero buona lega insieme, que’ due caporioni, e s’aiutassero del loro meglio a scandalizzare la gente per bene.

Oh, lo aveva detto in casa del Ferrante! detto e ripetuto ben forte! «Ma sì! era proprio ad un uomo di quel genere che dovevano confidare la loro ragazza! e una ragazza — senza farle torto — che di serio non aveva nemmeno un capello. Perchè non le insegnavan piuttosto a diventare una buona madre di famiglia? Altro che vestitini e ciprie e gingilli e teatri e villeggiature! Anche le villeggiature adesso! Ma sicuro, alla fine di Maggio, quando ancora non fa gran caldo — anzi, la sera si sta meglio con il soprabito che senza, ed è il momento migliore per la città, — alla fine di Maggio si sente il bisogno d’andare a prendere una boccata d’aria sui laghi. Figuriámoci!... un viaggetto per i luoghi e per gli alberghi eleganti, a imparare altri capricci, come se non ne avesse abbastanza! Ma, già, quando si è ricchi!... quando si può!... Il signor Arrigo, lui, di soldi ne ha a palate! Spende, spande, viaggia, tiene appartamento e cameriere. Poverino! E perchè allora non invita suo padre, o meglio sua madre, a vedere un po’ di lago, che sarebbe tanta salute per lei? Nossignore! Invita la sorella invece; e perchè? Perchè ha le «toilettes» eleganti, perchè va in giro come una farfalla, perchè è una civetta, la signorina, e questo a lui piace, si sa, a lui!... a quello sciupone! a quel borioso! La finisse con gli scandali, e pensasse una buona volta a riparare i suoi malanni! O non cercasse almeno di corrompere anche la sorella, che, scherzi a parte, ne sapeva già più di Bertoldo! E lui, il vecchio, debole anche in questo, come in tutto, debole fino alla viltà! Del resto, facessero poi loro, che lui, Riotti, com’era suo principio, negli affari altrui non desiderava mettere il becco...»

Ma Loretta non aveva pazienza con i suoi di casa; quando appena la contraddicevano, dava in ismanie, dichiarando che intendeva esser libera e vivere a modo suo. Finissero di seccarla una buona volta per i suoi vestiti troppo eleganti, per i suoi cappellini ed i suoi mantelli, visto che una ragazza dell’età sua non poteva già convocare il consiglio di famiglia prima di scegliersi una camicetta!... Quindi le facessero il santo piacere di non volersi mischiare anche delle sue «toilettes», dal momento che non potevan nemmeno rimproverarle di spender troppo, e ciò in grazia del suo buon gusto, della sua grande abilità nel fare le compere. Che se poi Arrigo di tempo in tempo le faceva qualche regalo, nessuno in fin dei conti aveva il diritto di trovarvi a ridire. E volevano saper la ragione per la quale andavano così d’accordo lui e lei?... Ma era naturale! Avevano gli stessi gusti, e dopo tutto eran fratello e sorella. Inutile! non cercassero di far di lei una bottegaia, perchè un marito dei loro non lo avrebbe sposato mai. La lasciassero in pace! la lasciassero in pace! Quanto a lei, saprebbe trarsi d’impaccio da sola. E finalmente anzi aveva deciso: voleva studiare e diventar cantante. Questo le avrebbe servito almeno ad esser libera.

Cantante!?... Il fratello Paolo ne scoppiò a ridere, d’un riso cattivo, insultante. Lo andò a raccontare al Riotti, il quale, appena la vide, cominciò con chiamarla Adelina Patti. Fece anzi un lungo e dettagliato racconto d’una serata in cui aveva inteso la celebre cantante; criticò la scuola moderna, la dizione moderna, la musica barbara e le grottesche teorie dei wagneriani; poi spiegò tutti gli inconvenienti che può incontrare una donna sul teatro. Ma poi concluse che, alla fin fine, se questa era proprio la immutabile sua vocazione, si mettesse almeno a studiare seriamente, perchè sul teatro, come in tutte le cose, si riesce o non si riesce, ma quando non si riesce, poichè il denaro occorre lo stesso, le donne per lo più arrivano a fare un altro mestiere... E la voce? Ma sapeva lei quanto ci vuole per giungere a trovare l’intonazione giusta? E le movenze? i gesti? la padronanza della scena? Aveva dunque un’idea approssimativa dell’assiduità che occorre per imparare tutto questo? Anni ed anni di studio! Poi bisogna esserci nati sul teatro, od entrarvi molto giovani...

Secondo lui per Anna Laura era già troppo tardi.

In merito a questa gita, Arrigo ebbe dal canto suo qualche noia con Clara Michelis.