Li avevano insieme veduti per istrada, nei teatri, alle corse, altrove; li avevan anche ammirati, perchè sembravano volersi molto bene. C’era chi gliel’aveva descritta: una bionda, ma d’un biondo color cenere, col visino fresco, il profilo non del tutto puro e però graziosissimo, la bocca sempre in sorriso, il corpo ammirevole.
Non gli somigliava affatto affatto; aveva l’aria un po’ di scapatella, e così alcuni, da principio, avevano supposto che fosse una sua piccola amante... Ecco, alle volte, com’è facile ingannarsi!...
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— Inségnami a remare! — ella disse allegramente, nel pomeriggio di quel primo giorno.
— Non ti pare che faccia un po’ caldo ancora? Sarebbe meglio attendere più tardi.
— No, súbito, súbito!
E calzata di bianco, con una gonnella di tela bianca, che le scopriva le caviglie, un cappellone di paglia piegato sul viso, ella scendeva con ilarità per i viali del fragrante giardino, che aveva tanti profumi e tanti colori quanti ne può adunare insieme una primavera italiana.
Ella si divertiva; tutto questo era nuovo per lei; non s’era forse mai trovata in un albergo elegante, ben di rado aveva inteso parlare i linguaggi stranieri, non s’era mai sentita così libera e così felice come in quel giorno.
Aveva una bella camera, con un terrazzo verso il lago, e la camera d’Arrigo era comunicante con la sua. Sul terrazzo, ricoperto da una tenda a striscie bianche e turchine, le avevan messo una seggiola a sdraio, di vimini, con molti cuscini. Appena giunta vi si era distesa, un po’ stanca, e s’era messa a guardar intorno, a sognare.
Le si apriva dinanzi il lago immutabilmente azzurro, con le sue rive dense di villaggi, sparse di campanili e di torri, il lago solcato in ogni senso da uno sciame di barche, leggere come petali di fiori sopra una fontana. Pareva le muovesse un dolcissimo vento, non la fatica dei remi, e cullassero il sonno di gente oziosa. Udiva ogni tanto una sonagliera di cavalli squillare, lontanando per il bianco scintillìo delle strade maestre; vedeva le automobili passar veloci, fragorose, lasciandosi dietro una gonfia nuvola di polverone, i battelli giungere ad intervalli, carichi d’una folla gioconda, che facendo ressa per le scale montatoie sbarcava sui pontili d’approdo.