— Che fai?... — diss’ella come destandosi, maravigliata.

— Ti amo, — egli rispose, circondandola con le braccia, e guardandola negli occhi pieni di sole, tutto proteso e curvo su di lei, con la bocca immersa nel suo vivo respiro. Per scuotersi da quel torpore, ella si stirò con indolenza sotto di lui che le pesava un poco adosso, e levate le braccia, con un movimento pieno d’amore gliele strinse al collo, rovesciando il capo all’indietro, chiudendo gli occhi, beata.

Su l’acqua, su tutta l’acqua, parve correre in un tremor di luce il palpito delle loro anime innamorate.

— Báciami... — ella profferì, quasi volesse tradurgli con parole quella pienezza di gioia che le inebbriava i sensi. — Báciami ancora una volta, come hai fatto prima... così... così...

Egli la baciò di nuovo su la bocca umida, golosamente, come si sugge un favo di miele. Ed ella passava le dita nella sua capigliatura, gli scopriva le tempie, la fronte, pettinando piano piano i suoi capelli con una prolungata carezza.

— Mi sento felice... — ripeteva, gonfiando nel respiro la sua gola giovine. — Vorrei dire tante cose inesprimibili... vorrei quasi cantare, sì, cantare di gioia!...

E volse gli occhi tutt’intorno, per quella vampa infinita, e le parve di abbracciare in sè stessa tutto lo splendore che vedeva.

Egli la fissò profondamente, con una ferma potenza negli occhi:

— Sei mia, o cosa pensi? — domandò con affanno, quasi con ira. E così forte la strinse nelle sue ruvide braccia, ch’ella parve sentirne dolore.

— Perchè mi domandi questo? perchè fai così?... — disse, con un’ombra di paura.