— No, affatto. Ma quello Sciampagna mi dà una deliziosa vertigine....

L’azalea fiorita buttava dietro le sue spalle una specie di rosso mantello damascato.

— Qualche volta, — ella disse — qualche volta, Rigo, son io che ho paura di te. Sopra tutto quando non parli e mi guardi.

— No, Lora; io non ti farò mai alcun male.

— Chissà? — ella rispose.

— Perchè dici questo?

— Non saprei perchè lo dico; è una sensazione indefinibile. Forse tu mi odii un poco....

— Io?....

Là presso, dentr’una vasca invisibile, udivan l’acqua d’una fontana sgorgar sonnolenta, fra gli alberi. Egli si levò, le pose un braccio sotto il braccio, ed insieme s’inoltraron per il giardino. Loretta s’impauriva dei piccoli rospi verdi che saltavano traverso i sentieri. S’allacciaron l’uno all’altra strettamente, perchè nell’ombra si sentivano più sicuri, e scesero verso il terrazzo che accompagnava per un tratto l’insenatura della riva. Tra la darsena e l’approdo c’era una lunga fila di barche legate, che dondolavano.

L’acqua portava un mantello d’argento, che le aveva buttato sopra la luna. Veniva una tristezza indicibile da quella chiara calma lacustre. S’appoggiarono alla ringhiera del terrazzo, percorso da una spalliera di rose vanziane; il muoversi dell’onda luminosa li addormentava in una specie di funesto incantamento.