Egli pensava di stare sopra l’orlo d’un precipizio, e di cadervi lentamente, insensibilmente, sprofondando in una vacuità piena d’oblìo. Sentiva il suo corpo disperdersi nell’annientamento, il suo dannato amore finire in un urlo.
Ella pensava d’essere una reginetta, che abitasse un gran castello su le rive d’un lago incantato, e di scendere in una barca, la notte, lei sola, sotto la luna, senza remi, senza vele, pigramente, dolcemente, per dormire. E più andava, più il lago si faceva buio, più diveniva nella notte una immensa disperata solitudine; e man mano che s’allontanava col vento, le sembrava di smarrirsi nella perduta ombra, di navigare in una buia distanza, dalla quale forse non sarebbe tornata mai più... Aveva paura e si stringeva a lui.
Un cigno dormiva, con il bel collo piegato su l’ala, ondeggiando come le barche legate in fila.
Non lontano dalla sponda passò un battelletto, con un fanale rosso a poppa ed uno bianco a prua. V’era gente, che cantava in coro, e si udivano le parole.
Il ritornello diceva:
«Tela lina molto fina
che si mette ogni mattina
la mia bella al suo levar...
tutto quanto le darei
per far come fai con lei,