— Non devi lasciarmi sola... Questa notte più che mai sento il bisogno di esserti vicina, molto vicina, perchè sarebbe una vera malinconia mettere una parete, chiudere un uscio, fra me e te... Non vedi che notte magnifica? C’è un odore di gelsomini che vola per l’aria come una polvere ubbriacante. Poi mi sento piena di torpore, questa notte... Báciami!... Ho le mani calde, senti... Mi fanno male... Brúciano. Voglio rimaner qui tutta la notte, a parlarti, a carezzarti, piuttosto che rimaner sola.
Cacciava le dita ne’ suoi folti capelli, come alle volte si fa, nelle pellicce tepide, l’inverno. E continuava:
— Là, nel giardino, m’hai dette cose talmente gravi, che ne sono turbata; vorrei piangere, ma in fondo al mio cuore v’è una gioia che ride, una specie di speranza inesprimibile... Non lasciarmi sola. Od anche mi piacerebbe fare una cosa che non ho fatta mai: venire nel tuo letto, addormentarmi vicino a te... Báciami! E poi dimmi qualcosa di veramente pericoloso... Anche una parola innocente, se non vuoi dirmi altro... Ti amo, e sola non potrò dormire... perchè ho voglia che tu mi baci. Senti come la mia bocca è innamorata... Bàciami! Sono tua... tua... préndimi! Non desidero altro che soffrire di te... per te... Fammi un po’ male... dammi un bacio, uno solo, senza fine.. chínati...
Queste parole, dette vicino alla sua bocca, lo addormentavan come la musica d’un soave malefizio, fasciavan i suoi sensi dolorosi d’un ineffabile ristoro, e chiudendo gli occhi egli s’irrigidiva per ascoltarla. Su la sua carne fredda passava un gran brivido di piacere; una consumazione insensibile, uno struggimento senza fine si propagava in lui, sotto la carezza di quella voce.
Ella disse ancora, snervata, spossata:
— Guarda: chiudo gli occhi... dormo. Chínati un poco, báciami!... ho tanto sonno... ti amo. Sii dolce con me... Ascolta: non c’è rumore, nessuno ci guarda... báciami!
Come un pazzo egli le baciò la bocca, la fronte, le tempie, il collo, i polsi, le mani, con un roco ansito nella gola soffocata, e la baciò per tutta la sua carne profumata finchè il respiro gli venne meno. Poi si levò scapigliato, si sciolse da lei che lo teneva, la ricacciò con violenza sui cuscini, corse nella sua propria camera, vi si chiuse.
Ella dette un piccolo grido, e vibrante com’era sotto il flagello di quei baci, ruppe in un convulso di lacrime, poi restò per qualche attimo quasi priva di vita.
La mezza luna saliva sopra le montagne, alta, limpida, lontana dalle stelle.
Egli si buttò sul letto, mordendo i cuscini, aggrappandosi alle coltri, per dominare il tumulto che dentro lo schiantava, e non udir quella voce sommessa che dietro l’uscio lo supplicava, e non guardar più oltre nella terribile possibilità di quell’ora.