Bisognava che s’armasse di tutta la sua forza per non trascinare anche lei nella propria rovina, bisognava che le volesse un bene infinito, più che amore, un’adorazione senza limiti, per venire a dirle quel che le diceva:
— «Parto, fuggo, non mi vedrai più. Devo starti lontano a costo di morirne, devo rinunziare a te perchè tu sia felice più tardi. Devo trovare nelle mie forze umane la forza spietata di non prenderti, e andarmene, solo, a rifugiarmi chissà dove, io che ti amo, io che non vivo un momento senza pensare a te, io, che dovunque vada, porterò nei sensi e nell’anima la tua memoria, più viva e più terribile di te... Poi, non è tutto. Sei difesa, vigilata; c’è tuo padre, nostro padre, che ti difende. Ogni volta che le mie labbra volessero baciarti, ora lo vedrei. Stanotte, quand’eravamo insieme, quand’eri quasi mia, d’un tratto egli è venuto, l’ho visto. Era lì, fra me e te, che mi guardava con i suoi occhi fermi. La sua faccia si è confusa nella tua faccia. Ho inteso che nostro padre ci malediva. Ed ora il suo fantasma non mi abbandona più. Comprendi, Loretta, comprendi che ne impazzirei?...
«Solo ti domando una cosa: abbi pietà di me. Non far nulla per trattenermi, non piangere, non ripetere che avresti voluto esser mia. Invece tu devi odiarmi, perchè questo amore che ho per te, ricórdati! è una cosa orrenda. Fa quello che vuoi: tornatene a casa, o rimani, o va dove sarai felice. Ma non dimenticare che un uomo fugge, butta fuori dalla vita il suo cuore morto, per salvare te, unicamente per salvare dalla rovina la sua sorella che amava...
«Più tardi, quando sarai donna, pensa che se la mia colpa fu grande ho anche lottato quanto un uomo può lottare per ribellarmi a questa colpa. E tu non dirmi niente, Lora... non mi cercare mai più. Parto súbito, stamane, fra un’ora...»
E partì.
I
Ella rimase in quell’albergo due giorni, sperduta, nell’inerzia, nello stupore, nello smarrimento. Quello che succedeva era nuovo, inatteso, per lei. La rivelazione di questo amor disperato, l’apparenza tragica di questa passione, da prima le dette un senso di dolorosa maraviglia.
Ella non intendeva l’amore a questo modo; per lei l’amore non poteva essere che un viluppo romantico di sensazioni tristi e gaie, di parole che vengono alle labbra per tramutarsi in un bacio, di curiosità insoddisfatte, d’aspirazioni veementi verso una contentezza fisica da lei non conosciuta. Per lei dunque l’amore doveva essere una cosa gioconda.