Ella non era che una piccola vespa, leggera, volubile, pungente: provava un senso di malessere davanti a questo amore così tragico. S’era invaghita del fratello, ma senza trovarvi un benchè minimo sapor d’incesto; lo aveva infatti amato per istinto, senza pensare al suo nome, senza nemmeno accorgersi di violare un sacro divieto. L’aveva incontrato, quando, nel suo grembo d’amante voluttuoso ed ancor suggellato, ella provava un bisogno di dedizione invincibile, avvolto nelle oscure lascivie che tormentano il fuoco della verginità. Aveva da lui subíta la prima tentazione, per lui s’era sentita nascere nel sangue la prima ed oscura inquietudine dell’amore; il suo grembo di vergine, così, non altrimenti, lo amava.
Ella era tanto semplice e tanto perversa insieme, che poteva sentire puramente un amore incestuoso; il male stava così nascosto in lei ch’ella non sapeva d’esserne contaminata.
L’uomo, che ne’ suoi atti è sovente un impulsivo, ama nondimeno interrogarsi, discutere le sue proprie passioni; la donna, che invece ha per natura uno spirito riflessivo, quando una forte passione l’avvince non discute più e lascia che il proprio desiderio vi si abbandoni senza ombra di paura. Nessuna cosa è per lei tanto piacevole quanto il sottrarsi al dominio della propria volontà, mentre è sempre con un grande rammarico che noi rinunziamo al potere di noi stessi.
In que’ due giorni ella fu malata; languì sotto il peso di una sofferenza opprimente, che le serpeggiava per tutto il corpo, sfibrandola. Od erano invece improvvise accensioni, repentine vampe, tremiti freddi e ardenti, scoppi di lacrime ch’ella non sapeva reprimere; la notte sopra tutto, nell’incubo del dormiveglia, le avveniva di balzar dalla coltre, madida di sudore, convulsa, vedendo insane immagini accendersi nell’oscurità.
Allora con la voce dell’anima chiamava il suo fratello scomparso.
Poi tornò a casa. Disse che Arrigo l’aveva ricondotta, ed era súbito ripartito per continuare il viaggio da solo. Ma il pronunziar quel nome le faceva male, il pensare a lui la colmava d’un singolare spavento.
Dov’era? che faceva? perchè fuggire? perchè lasciarla sola, dopo che insieme erano stati così presso alla felicità? Quando sarebbe tornato?... Forse mai. Le pareva che non lo avrebbe riveduto mai. Ed in tutto il suo corpo rimaneva un bisogno imperioso ch’egli tornasse, per carezzarla, per baciarla, per parlarle ancora una volta con quella sua voce torbida e singolarmente voluttuosa.
Un giorno, per curiosità o per noia, non sapendo che fare, non sapendo con qual mezzo distrarre il suo snervamento, pensò di recarsi alla Posta per vedere se, caso mai, ci fosse qualche lettera di Rafa. Non una ne trovò, ma un fascio; lettere che tutte, con ardenti parole, affrettavano il suo ritorno e la supplicavan di scrivergli non appena tornata.
Ella non voleva più curarsi di lui, tanto era piena di tristezza e la vita le pareva inutile.